Nastri d’Argento: premio speciale, onori e gloria ai nostri doppiatori

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Angelo Maggi ne
Angelo Maggi ne "Il doppiattore"
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I Nastri d’Argento sono il più antico e, insieme ai David di Donatello, il più prestigioso riconoscimento per il Cinema Italiano. L’edizione di quest’anno ha visto, a nostro giudizio doverosamente, ripristinare un premio per il doppiaggio, più precisamente il Premio Nuovo Imaie Nastri per il Doppiaggio che è stato assegnato a due straordinari interpreti di questa categoria professionale, spesso ingiustamente sottovalutata, del nostro cinema: Angelo Maggi e Simone Mori che hanno prestato le loro voci a John C. Reilly e Steve Coogan, protagonisti del bellissimo “Stanlio e Ollio” di Jon S. Baird.

angelo maggi e simone mori
Angelo Maggi e Simone Mori

La motivazione recita “Un doppiaggio sobrio, funzionale al clima emotivo della storia, con la grande abilità di aver restituito al pubblico l’identità vocale e l’impareggiabile umanità di due indimenticabili icone del cinema”. E chi, come noi, ha visto ed apprezzato il film non può che concordare.

Fin qui la cronaca. La circostanza però merita un approfondimento inteso, più che a restituire, a rivalutare, al di là di ogni un più o meno occasionale riconoscimento, il giusto valore a dei professionisti, ma forse sarebbe più giusto chiamarli artisti, senza i quali il piacere di “andare al cinema” non sarebbe quello che è. Lo facciamo in forza del fatto di aver lavorato accanto a tanti eccellenti doppiatori e, sopratutto in questo caso, della nostra personale amicizia con Angelo Maggi.

E’ necessario prima di tutto liberarsi dal pregiudizio – e che talvolta sia più difficile distruggere un pregiudizio che un atomo lo pensava anche Einstein- secondo il quale i doppiatori sarebbero dei mezzi attori, degli attori di serie B. Per farlo Angelo ha addirittura scritto, diretto e interpretato uno spettacolo teatrale, una autentica performance dal titolo “Il doppiattore” nella quale ribalta la diceria affermando e, noi crediamo, dimostrando come il doppiatore sia non solo e prima di tutto un attore ma un attore con qualcosa in più e cioè con la capacità rara di calarsi non solo in un ruolo ma in un interpretazione, restituendo al pubblico la pienezza delle emozioni che quell’interprete ha inteso provocare.

E che questa capacità sia appannaggio soltanto di attori a tutto tondo lo dimostrano i tanti grandi artisti che si sono nascostamente esibiti e continuano ad esibirsi davanti al un leggio. Ne potremmo citare numerosissimi: da Enrico Maria Salerno a Giancarlo Giannini, a Massimo Lopez, a Gigi Proietti… Ma quello che, emblematicamente, ci piace ricordare in questa occasione è colui che ha dato voce e anima a Musafa, il Re Leone dell’omonimo film: Vittorio Gassman, dalla cui scuola, non a caso, Angelo proviene.

A chi capitasse di rivedere “Il Re Leone” consigliamo di chiudere gli occhi per qualche istante e di concentrarsi esclusivamente nella percezione di quella voce: sarà un modo per capire perché non solo tanti bambini ma anche molti loro genitori si ritrovano con gli occhi lucidi alla fine della proiezione.

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