Nella Tuscia il 20% di sanitari positivi: Viterbo come Alzano Lombardo?

Nel comune vicino Bergamo la più alta incidenza di contagi in Europa. Il virus si è propagato dall'ospedale a macchia d'olio

222
Fonte: Il Gazzettino

”Ci stiamo infettando tra di noi” – la follia più vergognosa di quest’epidemia è il contagio tra operatori sanitari: sono oltre 2.600, e solo perché gli ospedali non hanno i dispositivi di protezione idonei.

Il tasso sul totale dei contagiati è doppio rispetto alla Cina, e ogni medico e infermiere può contagiare decine di pazienti (anche fragilissimi) con cui entra in contatto.”

A fornire questi numeri inquietanti, lo scorso 18 marzo, è Dagospia che pone l’accento sul paradossale dualismo operatore-untore che si sta verificando in Italia.

A distanza di una settimana il preoccupante dato è ulteriormente cresciuto: sono oltre 5.000, infatti, gli operatori sanitari contagiati, il 9 per cento dei positivi.

Una percentuale che, nella Tuscia, è più che raddoppiata sfiorando quasi il 20%.

Sono almeno 25 tra medici, infermieri e tecnici di laboratorio su un totale di 135, i positivi al tampone.

Cifre da mettere i brividi, soprattutto se confrontate con analoghi casi nel nord Italia, in particolare con Alzano Lombardo, che, insieme a Nembro, detiene il triste record della più alta incidenza di contagi da coronavirus di tutta Europa.

A fare la cronistoria del contagio su Tpi.it è Francesca Nava.

Inutile girarci intorno: Bergamo, la città dove sono nata e cresciuta, è oggi l’epicentro italiano di questa nuova pandemia…

Almeno cento i medici di famiglia contagiati, centinaia gli operatori sanitari in quarantena e con la febbre.

Negli ospedali i pazienti vengono ammassati dove capita, nell’atrio del pronto soccorso, in sala parto, nei corridoi.

…Osservando la mappa del contagio a livello provinciale ci si accorge che il focolaio lombardo (il secondo dopo quello di Codogno) è divampato da una zona ben precisa in Val Seriana, da un piccolo comune che dista meno di sei chilometri da Città Alta: Alzano Lombardo.

Domenica 23 febbraio, nel pomeriggio, due giorni dopo lo scoppio del primo focolaio di Codogno, vengono accertati due casi positivi di Covid19 all’ospedale “Pesenti Fenaroli” di Alzano Lombardo, almeno uno di loro passa dal pronto soccorso, un luogo angusto e affollato.

L’ospedale viene immediatamente “chiuso”, per poi riaprire – inspiegabilmente – alcune ore dopo, senza che ci sia stato “nessun intervento di sanificazione e senza la costituzione nel pronto soccorso di triage differenziati né di percorsi alternativi”, come denunciano due operatori sanitari che chiedono l’anonimato.

“Nei giorni successivi – si legge nella loro lettera pubblicata da Avvenire – si apprende che diversi operatori, sia medici che infermieri, risultano positivi ai tamponi per Covid19, molti di loro sono sintomatici”.

Ma le disposizioni cambiano velocemente e pochi giorni dopo “tutti i contatti stretti delle persone accertate positive non vengono più sottoposti a tampone se asintomatici”.

Come pensare quindi di delimitare il contagio, isolando i possibili vettori? Si chiedono i due operatori sanitari dipendenti della struttura ospedaliera….

la maggior parte delle persone transitate nell’ospedale e nel pronto soccorso quella domenica di fine febbraio, una volta uscite – senza essere né diagnosticate, né isolate e ignare dei casi positivi riscontrati – sono tornate a casa dalle proprie famiglie, il giorno dopo sono andate in ufficio, in fabbrica, a fare la spesa, in palestra, al parco, al bar a fare l’aperitivo, si sono mosse liberamente per il comune, per la provincia e la regione, altre sono anche andate a sciare…

Intanto nell’ospedale di Alzano Lombardo si ammalano un po’ tutti: dal primario, ai medici, dagli infermieri ai portantini. Ci sono addirittura pazienti che entrano con una frattura ed escono morti positivi a Covid19.

In barba al buon senso e a qualunque criterio logico di protezione, dall’ospedale di Alzano il contagio si allarga a macchia d’olio a tutta la provincia. …

I medici e gli operatori insomma, paradossalmente, pagano lo scotto di essere in prima linea contro la diffusione del contagio e risultano essere la categoria con maggior numero di contagiati, molto spesso a causa della carenza di mascherine e protezioni adeguate.

Un’analisi inquietante se calata nella realtà viterbese.

Se, infatti, tra i sanitari si registra il numero più elevato di positivi al Covid 19 e nella Tuscia la percentuale di operatori positivi è di oltre il 20% i numeri potenziali della diffusione del contagio sono agghiaccianti.

L’auspicio è che, in questo caso, la matematica sia un’opinione!

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui