Niccolò III, un Papa “deciso” con la forza dal fratello, il podestà Orso Orsini

Erano otto i cardinali che avrebbero dovuto decidere il successore di Giovanni XXI. A risolovere l'impasse tra francesi e italiani, arrivò il podestà Orso Orsini, con metodi dubbi e "discutibili"

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sagginiI Cardinali che dovevano eleggere il successore di Giovanni XXI, erano in numero di otto, e neanche a farlo apposta, quattro italiani e quattro francesi.

Naturalmente i motivi del disaccordo, anche questa volta, erano gli stessi: i Cardinali nostrani volevano un Papa italiano, mentre i transalpini ne volevano uno francese. Siccome le regole rigide del Conclave, che stabilivano la clausura dei Cardinali e la diminuzione del cibo, con il passare dei giorni, erano state abolite da Giovanni XXI, i porporati questa volta potevano liberamente battagliare, e allungare i tempi dell’elezione del nuovo Papa, senza alcun limite o remora. E’ questa l’elezione del quarto Papa a Viterbo, nel breve lasso di sedici anni. Carlo d’Angiò, come era ormai suo costume, faceva continue pressioni sui Cardinali francesi, affinché fosse eletto un Papa transalpino. Per non dare troppo nell’occhio e salvare almeno le apparenze, questa volta durante i lavori del conclave, anziché risiedere a Viterbo, si era fermato nella vicina Vetralla. Da lì mandava però in continuazione i suoi incaricati fino a Viterbo, per vigilare l’andamento dell’elezione.

            Quest’uomo che era stato creato Re, ed era diventato potente grazie ai voleri della Chiesa, adesso che aveva raggiunto le vette del potere, non sopportava più di sottostare ai papi. Per questo cercava in tutti i modi di vedere eletto un Papa francese, perché per lui sarebbe stato più facile dare libero sfogo, a tutte le sue manie di grandezza.

A distanza di due mesi dall’inizio del conclave, il popolo viterbese già temeva i tempi lunghi della sede vacante, e non sopportava l’idea di patire a lungo l’assenza di una guida come il Papa, molto importante in quel tempo. I cittadini memori di altre lunghe attese, ogni giorno esprimevano lamentele al Podestà, Orso Orsini, fratello di due Cardinali, e al Capitano del Popolo Tancredi di Pietro di Monte Cocozzone. Siccome queste due autorità comunali, secondo le regole stabilite dagli statuti, erano responsabili della pace e della concordia cittadina, che in quei momenti rischiava di venire meno, cercarono subito di trovare un rimedio allo scontento dei cittadini, prima che scoppiasse qualche disordine, com’era già accaduto nel conclave precedente.

           Così una mattina, il Podestà e il Capitano del Popolo di comune accordo, presero i Cardinali uno a uno e li rinchiusero nel Palazzo Comunale, non senza averli prima avvertiti, che sarebbero usciti da quel palazzo solo dopo aver provveduto all’elezione del nuovo Papa.

Non è chiaro come mai la scelta della clausura, vide privilegiato il Palazzo Comunale al posto del Palazzo Papale. A posteriori si possono formulare varie ipotesi. La prima è che forse il Palazzo Comunale, offriva un maggiore isolamento dalle pressioni di Carlo d’Angiò, e lasciava più tranquilli i Cardinali.

La seconda, più smaliziata, è che Orso Orsini voleva avere un controllo assoluto e personale del conclave, per pilotarlo verso l’elezione del fratello.

Visti i tempi dell’elezione, che non furono brevissimi, si può affermare che non furono adottate altre misure, oltre alla clausura dei Cardinali. Perché qualora Orso Orsini avesse tagliato anche i viveri, così com’era previsto dalle regole istituite da Raniero Gatti il Giovane, i Cardinali non avrebbero potuto resistere, a pane acqua e vino, per quattro lunghi mesi.

            Il 25 novembre del 1277, non si sa ancora come accadde, i Cardinali trovarono un accordo nella persona di Giovanni Gaetano Orsini, fratello del Podestà Orso Orsini, che prenderà il nome di Niccolò III.

L’elezione al soglio di Pietro del fratello del Podestà, invita ad alcune importanti riflessioni. A norma della Costituzione “Ubi periculum” di Gregorio X, il Podestà era il responsabile del conclave. Va però notato che nella storia dei cinque conclavi tenutisi a Viterbo, questo è l’unico nel quale i Cardinali sono rinchiusi nel Palazzo Comunale. In questo modo Orso Orsini aveva ogni giorno il polso della situazione, perché il palazzo era anche il suo ufficio.

Tra l’altro è da considerare che Orso Orsini era anche il controllore del cibo che si preparava per tutti i Cardinali. Insomma quest’uomo aveva grandi poteri su tutto il collegio cardinalizio, ed era anche nella possibilità di usare sotterfugi, favoritismi, o anche velate minacce, per convincere i cardinali più ostinati, e pilotare l’elezione, secondo i suoi desideri.

Ad onore del vero dobbiamo riconoscere, che le cronache del tempo non registrano alcuna anomalia durante il conclave, però le stesse sono ricche di avvenimenti e di episodi, che disegnano un profilo abbastanza inquietante del Podestà Orso Orsini, che era un prepotente e non andava troppo per il sottile, quando voleva ottenere qualcosa per suo tornaconto.

Insomma non era proprio uno stinco di santo. Ed è questo profilo così poco raccomandabile del personaggio, che autorizza più di qualche sospetto, su questa elezione.

D’altronde guadagnare un papa alla propria famiglia, era un riconoscimento che oltre a portare lustro e dignità senza uguali, consentiva anche di accumulare tanta ricchezza, senza dover rendere conto a nessuno. Nella prossima puntata sarà descritto un episodio che dimostrerà cosa significava in quel tempo essere Papa.

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