”Niente rivolte, collaboriamo per battere il coronavirus”

L'esempio dei detenuti del carcere di Borgata Aurelia. In molti si sono resi disponibili a donare il sangue per la città

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Un gesto di solidarietà, un messaggio di speranza, un invito a non mollare.
Esortazioni che arrivano dal carcere di Aurelia, dove i detenuti pare abbiano recepito perfettamente il pericolo coronavirus, abbandonando le intenzioni rivoltose che, se a Civitavecchia sono state di lieve entità, nel resto d’Italia nei giorni scorsi hanno fatto vivere momenti di paura.

Il timore di non rivedere i propri cari, le concessioni straordinarie da parte del direttore Patrizia Bravetti (foto), la disponibilità del personale di Polizia Penitenziaria, hanno portato i detenuti non solo ad ammorbidirsi, ma a dare addirittura un esempio di come si reagisce di fronte al pericolo reale, anche stando dietro le sbarre.
Toccante la lettera trasmessa dalla popolazione carceraria dell’alta sicurezza alla direzione della struttura, nella quale viene chiesto a gran voce di «rispettare le regole imposte dal Ministero, affinché insieme e con l’impegno di tutti si riesca a fermare la diffusione del virus.

Lo dobbiamo a tutti i medici, agli infermieri, a tutti gli operatori sanitari che in questo momento così drammatico si stanno sacrificando per il bene di tutti».
L’invito, anche da parte dei detenuti, è quello di rimanere a casa: «Fatelo per i vostri figli, per i vostri genitori, per i vostri nonni,. per voi stessi e anche per noi».
«Noi – si legge nella lettera – a differenza di quanto successo in diversi carceri italiani, abbiamo deciso di non effettuare nessun tipo di rivolta: solo rimanendo uniti e collaborando riusciremo venire fuori da questa tempesta».

La consapevolezza dei detenuti dell’alta sicurezza diventa un incoraggiamento, non solo per chi opera all’interno del carcere di Aurelia: «Noi siamo qui per pagare il nostro debito con la giustizia, voi, invece, restate a casa per un dovere morale verso l’intera nazione. Uniti ce la faremo. #andràtuttobene».
Ma se i detenuti dell’alta sicurezza dimostrano di aver compreso la gravità del momento, quelli delle altre sezioni non sono da meno.

Molti di loro, infatti, hanno chiesto alla direzione del carcere di poter donare il sangue, vista la mancanza momentanea di sacche negli ospedali.
Un gesto fatto affinché si prenda conoscenza che solo seguendo alla lettera i consigli dei medici e degli esperti si riuscirà a venire fuori da questo dramma che sta tenendo il mondo in apprensione.

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