No a treccine e jeans strappati: a Scampia la scuola con “diritto di selezione”

La preside, Rosalba Rotondo, ha impedito l'accesso a scuola di alcuni studenti con un look ritenuto poco adeguato

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Il primo giorno sono state le trecce blu ad impedire l’accesso a scuola di un tredicenne.
Il secondo, dei jeans strappati hanno fatto scattare lo stesso divieto nei confronti di altri due adolescenti.
L’istituto protagonista del “diritto di selezione” all’ingresso non è un rigido collegio svizzero ma l'”Ilaria Alpi-Carlo Levi” di Scampia, nella periferia nord di Napoli, per una volta balzata agli onori della cronaca non per una storia di degrado o criminalità ma per un’accesa querelle sull’outifit di alcuni studenti.
Qui infatti il nome della preside Rosalba Rotondo, a meno di una settimana dall’inizio delle lezioni, è rimbalzato da un quotidiano all’altro per le sue rigorose imposizioni in termini di dress-code.
Sintetiche ma mirate le motivazioni alla base delle ripetute esclusioni: “Il riscatto deve arrivare dalla cultura” e quindi, secondo la preside, impedire l’accesso a scuola per un abbigliamento poco conforme agli standard omologati potrebbe servire come incentivo ad una maggiore propensione allo studio.
Di tutt’altro avviso le mamme “degeneri” che avrebbero spedito i ragazzi a scuola incuranti del loro look.
“Questa volta non sono treccine blu, ma semplici jeans a far sì che la preside Rotondo si arroghi il diritto di lasciare in sala professori i miei figli per l’intera durata delle attività didattiche, precludendogli il diritto allo studio. Mio figlio ora è sotto shock e non vuole tornare a scuola. È un comportamento normale da parte di una dirigente? I pantaloni dei miei figli sono così oltraggiosi? Bisogna che chi di dovere riveda il ruolo assegnato alla dirigente, perché stiamo vivendo nel terrore di mandare i nostri figli a scuola”.
Sulla vicenda si sono scatenati i social, gli opinionisti dell’ultima ora ed i soloni della moralità, ognuno con una propria interpretazione ritenuta, ovviamente, quella corretta.
Anche il neo sottosegretario all’Istruzione, il napoletano Giuseppe De Cristofaro, ha detto la sua: “L’esclusione dalle lezioni dello studente per la sola questione del taglio di capelli a me pare ingiustificata e discriminatoria. Pur nel rispetto dell’autonomia scolastica e dei regolamenti occorre ripristinare un principio di libertà personale.
In realtà nella scuola esiste un Patto di corresponsabilità sottoscritto da genitori e alunni, che prevede “un abbigliamento adeguato al luogo e all’età”.
Molto probabilmente è sulla definizione di “abbigliamento adeguato” che la preside ed i genitori hanno due visioni diametralmente opposte.

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