Appello della consigliera Pd al sindaco Arena per un regolamento che individui le aree da vietare agli impianti

No fotovoltaico a Ferento, Ciambella: “Oltre a quei cento ettari, il rischio incombe su altri 64 tra Viterbo, Montefiascone e Celleno”

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Lo sviluppo economico di Viterbo e la Tuscia per decenni è stato penalizzato da un isolamento dovuto a carenza di adeguati collegamenti. 

Un handicap che però, nel tempo, ha salvaguardato il patrimonio paesaggistico mantenendo una natura pressoché incontaminata. Ed ora che questi elementi possono essere fondamentali per promuovere un turismo slow e sostenibile arrivano attacchi su più fronti per distruggerli.

Non ultimi, purtroppo, gli interessi delle società di energie rinnovabili che vogliono erigere distese di impianti fotovoltaici senza alcun rispetto per la bellezza dei paesaggi. E, a quanto pare, agevolati dal totale disinteresse delle istituzioni. Ma non dei cittadini che non ci stanno più a vedere considerato il Viterbese come una terra di nessuno, una terra di conquista.

A testimonianza di quanto la popolazione tenga alla tutela del territorio la grande partecipazione, sabato scorso, alla manifestazione ‘Save Ferento’, per dire Sì alle rinnovabili ma contro la devastazione del paesaggio.

A rischio 100 ettari dell’area archeologica a Pian di Giorgio, zona già depauperata dai 100 ettari dell’impianto alla Cipollaretta, sempre nei pressi di Ferento.

“Una manifestazione molto partecipata. – dichiara la consigliera comunale Pd Luisa Ciambella, promotrice dell’iniziativa – Una partecipazione forse anche inaspettata visto che era il primo fine settimana libero dalle restrizioni Covid e vedere tanta gente che da Viterbo e dalla provincia ha scelto di venire a Ferento per manifestare su un tema così importante è la dimostrazione che i cittadini stanno prendendo coscienza del grande disastro che si potrebbe paventare da qui a breve. Cosa che invece la politica continua a non considerare”.

E la Ciambella ricorda che ormai da due anni sta sollecitando il Comune affinché si doti di un regolamento che vada ad individuare le aree dove non sia possibile in alcun modo installare questi impianti e, nonostante a parole tutti concordino, “ancora non si è fatto nulla”.

Tra l’altro “anche questa volta sono stata facile profeta” dichiara amareggiata. Perché il disastro potrebbe assumere dimensioni ancora più ampie.

“Oltre a Pian di Giorgio, ai 100 ettari che rischiamo a Ferento, sono già stati depositati atti per l’utilizzazione di altri 64 ettari tra Viterbo, Montefiascone e Celleno. Diventerà un florilegio di questi impianti”.

“Penso che ci vedranno anche dallo spazio, vista la concentrazione con cui si stanno muovendo. – ironizza amara – E il Comune continua a far finta di nulla”. 

Poi rimarca: “Se l’amministrazione non avesse capito le mie sollecitazioni, il sindaco dovrebbe almeno capire quelle dei cittadini che manifestano pacificamente ma pretendono una risposta”.

Arena che, sottolinea la Ciambella, era stato invitato sabato ma “ovviamente non è venuto”.

La consigliera, insieme alle associazioni, ha lanciato un appello al primo cittadino affinché dica No all’impianto di Pian di Giorgio e spiega che “è possibile motivare il diniego con la vocazione turistica che la città si vuole dare”.

Appello lanciato anche al presidente della Provincia Nocchi, al governatore del Lazio Zingaretti e al presidente del Consiglio Draghi “perché adesso insieme a tutte le associazioni ambientaliste ci muoveremo anche in tal senso”.

“La manifestazione è stata così importante – evidenzia – che ha scavalcato i confini locali, ne ha parlato il Tg3, se n’è occupato Sgarbi in un suo pezzo. E mentre sta assumendo una dimensione nazionale, nella nostra provincia gli amministratori tacciono. A me questa cosa inquieta, e molto”.

Luisa Ciambella rinnova l’appello al sindaco Arena “affinché si muova perché, non solo stiamo subendo Pian di Giorgio e abbiamo subito i 100 ettari della Cipollaretta, ma dovremo subire anche questi altri 64 ettari tra Viterbo, Montefiascone e Celleno”.

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