“NOI NON CI ARRENDIAMO!” Viterbo non si arrende alla violenza di genere e partecipa al difficile percorso contro il femminicidio

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Viterbo- Anche Viterbo partecipa con passione al difficile percorso di civiltà contro il femminicidio, la lunga scia di sangue che vede centinaia di donne vittime della violenza maschile. In pratica un “terrorismo interno” non meno selvaggio e sanguinoso di quello politico o religioso; persino più insidioso, perché incubato al chiuso degli ordinari ambienti domestici.

Occorre anche considerare che non tutte le stratificazioni della violenza di genere finiscono sui giornali o sono denunciate: quotidianamente centinaia di donne sono vittime di botte, pestaggi, soprusi, minacce e umiliazioni psicologiche.

Ma noi non ci arrendiamo! Viterbo non si arrende e rende omaggio alle donne,  per contrastare la violenza di genere e delineare nuove prospettive nello scenario post pandemico. Un abbraccio istituzionale in una giornata simbolica.

Ieri, 25 novembre,  nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, al teatro dell’Unione di Viterbo, alle ore 17,30, i rappresentanti delle istituzioni del territorio sono intervenuti per fare il punto della situazione. Ha moderato l’incontro Salvatore Regoli, dell’associazione Iuppiter.
All’ingresso del teatro sono stati consegnati da alcuni poliziotti degli opuscoli informativi
(una guida sicura per fronteggiare situazioni di violenza di genere), giunti dal Capo della Polizia a tutti i Questori.

Il sindaco di Viterbo Giovanni Maria Arena è intervenuto per ricordare quanto sia importante sensibilizzare l’opinione pubblica su questa tematica e fare rete. L’assessore alle Politiche Sociali della Regione Lazio Alessandra Troncarelli e l’assessore ai Servizi Sociali del Comune di Viterbo Antonella Sberna hanno fatto un quadro d’insieme della situazione, analizzando le possibili soluzioni.

Entrambe hanno sottolineato l’importanza della prevenzione e della cultura del rispetto, da insegnare fin da piccoli, dal mondo della scuola, della famiglia,  dei pari; rispetto per l’essere umano, in generale. “Oltre le istituzioni, ci deve essere la rete, la sinergia. La Regione ha aperto 27 centri antiviolenza 12 case rifugio e i punti di riferimento devono essere capillari e coprire l’intero territorio regionale. È importante dare un appoggio psicologico, fisico e anche economico alle donne vittime di violenza e agli orfani.”- ha detto la Troncarelli.

È intervenuto successivamente il dott.Paolo Auriemma, Procuratore della Repubblica di Viterbo, che ha ricordato: “La Giustizia cura la patologia dei comportamenti umani e non la fisiologia, che è data dalla cultura,  dalla collettività. È fondamentale l’integrazione fra le varie istituzioni e la collettività; la magistratura inquirente si deve occupare della patologia della società solo quando supera determinati limiti, ma il comportamento criminoso si basa sul substrato sociale. C’è una quantità enorme di denunce, ma i problemi si risolvono a livello di coscienza sociale e prevenzione da parte delle istituzioni”.
Sono intervenuti poi, fra gli altri, l’assessore alla Cultura di Viterbo Marco De Carolis, la dott.ssa Paola Conti della Procura della Repubblica, il dott. Eugenio Turco del Tribunale di Viterbo; Fabio Malerba della Prefettura,  Giancarlo Sant’Elia,  Questore di Viterbo, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza col. Andrea Pecorari, il Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Viterbo col.Andrea Antonazzo.
E ancora il Rettore dell’Università degli Studi della Tuscia Stefano Ubertini, Marta Nori del Centro Antiviolenza Penelope, la dott.ssa Miranda Bocci dell’associazione Fidapa di Viterbo.

Presenti in sala, fra gli altri, il Comandante della Polizia Locale di Viterbo Mauro Vinciotti, i Presidenti e alcuni rappresentanti di diverse associazioni e Club Service viterbesi e romani, l’assessore allo Sviluppo Economico Alessia Mancini e all’Agricoltura e al verde pubblico Ludovica Salcini, il dirigente della Squadra Mobile dott. Alessandro Tundo, il Tenente Colonnello dei Carabinieri Guglielmo Trombetta.

“Il fenomeno della violenza va affrontato facendo squadra” è l’opinione condivisa.
Ha sottolineato il dott. Fabio Malerba:
“L’ approccio non può essere giudiziario, ma deve partire dell’educazione ai sentimenti e l’educazione sessuale”. Il colonnello Pecorari ha parlato anche come marito e padre di famiglia, paragonando la situazione attuale a quella di una volta.

Il Questore di Viterbo dott. Giancarlo Sant’Elia ha evidenziato come la “rete sia fatta non solo dai soggetti istituzionali,  ma anche dai familiari, dai vicini di casa, dalla collettività.  È stato un anno concretamente pesante per la Questura, con un’attività enorme della sezione specializzata sulla violenza di genere.  La produzione giudiziaria è l’apice di un’attività di investigazione intensa e mirata. Si fa rete anche con le varie associazioni, come Penelope, e sono state fortunatamente salvate alcune donne”. Il Questore ha ricordato anche degli episodi di violenza toccanti e impressionanti. Il Comandante dei Carabinieri ha ribadito l’importanza di fare rete e ha evidenziato che “è terribile vedere donne o bambini trattati come oggetti e trovarsi a che fare con casi gravi di violenza. Lascia sconvolti. Si piange.”

Bisogna cercare di arrivare in tempo nei casi di maltrattamento, per evitare conseguenze più gravi.
Dopo la cerimonia istituzionale, è andato in scena uno spettacolo che ha lasciato i brividi al pubblico presente per la storia trattata e la bravura dell’interprete, tratto dal romanzo.” MISIA: CONFESSIONI DI UNA CONCUBINA” di Roberta Mezzabarba, promosso dall’Associazione Fidapa di Viterbo.

Ma, a livello scientifico, come è spiegabile la violenza? Cosa raccontano le neuroscienze? Raccontano che la violenza è controllata dal cervello; malgrado centinaia di migliaia di anni di evoluzione nel nostro cervello resistono strutture antiche, come l’amigdala, che il neuro-scienziato americano Paul D. MacLean ha definito “cervello rettiliano”; più o meno il piccolo cervello del dinosauro. E’ esattamente da qui che hanno origine e si scatenano gli attacchi violenti. Fortunatamente l’evoluzione ci ha regalato anche una grande risorsa: la “corteccia cerebrale”, una super-struttura di circa 16 miliardi di neuroni altamente connessi; quella che chiamiamo “materia grigia”. L’arte, la scienza, la filosofia, il pensiero razionale etc., ossia tutto ciò che ci rende umani, abitano lì. Una struttura che può arrivare a “porre il veto” alle pulsioni violente.

L’importante psicologo americano Daniel Goleman (1946), l’autore di “Intelligenza emotiva”: “il temperamento non è destino…i circuiti cerebrali interessati sono straordinariamente plastici; gli insegnamenti emozionali che apprendiamo da bambini a casa e a scuola plasmano i nostri circuiti emozionali, rendendoci più o meno abili nella gestione degli elementi fondamentali dell’intelligenza emotiva…”.
Vogliamo costruire seriamente un percorso anti-violenza? Vanno benissimo le manifestazioni pubbliche ma se non investiamo sulla famiglia e sulla scuola possiamo già darci appuntamento al nuovo femminicidio e ai nuovi articoli sul femminicidio. Fortunatamente l’uomo è educabile e l’educazione può completare la volontà della donna biblica che schiaccia la testa del serpente; non sprechiamo questa risorsa.

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