Il terribile caso del video "rubato" tra le corsie del Cardarelli di Napoli

Non abbiamo tradito l’etica dell’informazione, ma abbiamo rispettato la sacralità della sofferenza estrema

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Alcuni frame del video choc girato all'interno del Pronto Soccorso dell'ospedale Cardarelli di Napoli
Il direttore Giovanni Masotti

Due etiche a confronto, entrambe delicatissime e dense di implicazioni nella tragica e triste vicenda del video “rubato” tra le corsie ammassate di malati dell’ intasatissimo Pronto Soccorso dell’ ospedale Cardarelli di Napoli.

L’etica dell’informazione libera, che non nega fatti ed evidenze ad ammonire e allertare l’opinione pubblica e le autorità responsabili di fronte a fatti così gravi e inconcepibili. Ma anche l’etica straziante del rispetto della sofferenza e della morte, che dovrebbero essere sempre protette da una coltre di riserbo. Stretti tra questi due doveri, abbiamo discusso in redazione su quale comportamento tenere e su quale morale privilegiare.

Non è stato facile scegliere. Alla fine abbiamo scelto per una soluzione mediana. Non tacere – sarebbe stata una censura clamorosa – il dramma del paziente Covid abbandonato e morto in un bagno della struttura diventata senza controllo. Ma, contemporaneamente, abbiamo deciso di non pubblicare in chiaro l’infernale e ingiudicabile video che mostra scene da tregenda, il viso di un deceduto e le smorfie di dolore di altri pazienti tremendamente afflitti.

Abbiamo “spezzato” quel filmato girato senza umana pietà e lo abbiamo ridotto a singole foto con le fisionomie delle persone coinvolte debitamente schermate. Siamo certi di avere onorato i nostri doveri professionali e, insieme, di non aver profanato la sacralità irrinunciabile del dolore.

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