Non solo coronavirus: altri due casi gravi di legionella a Ladispoli

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Spuntano altri due casi di Legionella sul territorio.

Dopo la signora di 69 anni di Magliano Romano deceduta il 29 dicembre scorso, proprio durante la sua vacanza nella città balneare per festeggiare il Natale con la sua famiglia, nello stesso periodo in città si sarebbero registrati altri due casi di polmonite da legionella.

Nel primo caso purtroppo, l’uomo, 50enne, di Cerveteri ma residente a Ladispoli, non ce l’ha fatta. Secondo quanto appreso l’uomo poco prima di contrarre la legionella aveva soggiornato qualche giorno in una struttura ricettiva in un’altra regione. Subito dopo la malattia, il ricovero in ospedale e il decesso.

Anche un altro individuo, sempre del territorio, sarebbe venuto a contatto con la malattia. Anche in questo caso, poco prima che i sintomi apparissero, aveva soggiornato in una struttura ricettiva di un’altra regione.

Per entrambi i casi, proprio come in quello della 69enne deceduta poco prima della fine dell’anno, la Asl Roma 4 ha avviato le procedure del caso. Nei giorni scorsi sarebbero stati contattati i famigliari delle vittime per effettuare dei sopralluoghi all’interno delle abitazioni in cui risiedevano. L’azienda sanitaria avrebbe inoltre contattato le Asl di pertinenza delle regioni interessate dagli altri due casi, affinché vengano effettuati dei sopralluoghi anche all’interno delle strutture ricettive in cui i due individui avrebbero soggiornato prima del contagio.

Come infatti spiegato dal direttore Uoc Sisp dell’azienda sanitaria Roma 4, la dottoressa Simona Ursino, la legionella, non è trasmittibile da soggetto a soggetto, ma si contrae attraverso l’inalazione di vapori che contengono il germe.

I responsabili principali sono gli impianti di condizionamento (come potrebbe essere nel caso delle strutture ricettive), mentre nelle abitazioni civili, soprattutto in quelle disabitate o poco “vissute”, si può annidare anche nelle condotte idriche, spesso vecchie, e in particolar modo nella condotta dell’acqua calda.

«Solitamente – spiega la dottoressa Ursino – colpisce pazienti generalmente immunodeficienti, con patologie concomitanti».

 

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