Oggi, 5 settembre, è il giorno dedicato a Santa Teresa di Calcutta, Madre di tutti

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“Quanto meno abbiamo, più diamo. Sembra assurdo, però questa è la logica dell’amore.”
“Se giudichi le persone, non avrai tempo per amarle.”

Una vita dedicata agli altri.
Le sue mani tese ad accarezzare e ad aiutare lebbrosi, poveri, ultimi abbandonati dal mondo.

Una Madre per tanti, buona, semplice, umile: Santa Teresa di Calcutta.

Santa Rosa da Viterbo e Santa Teresa di Calcutta, vissute in epoche diverse, in differenti contesti. Le due vite unite però da una missione comune: donarsi al prossimo e portare la parola di Dio .
Esempi di carità cristiana e di fede.

Gonxha (Agnese) Bojaxhiu, la futura Madre Teresa, è nata il 26 agosto 1910 a Skopje (ex Jugoslavia), in una famiglia profondamente cattolica di orgine albanese.

Quando il papà, Nikola, more improvvisamente, la famiglia vive momenti di grandi difficoltà economiche. La mamma Drane fa crescere Agnes e i suoi quattro fratelli con fermezza e amore,

Riceve un’educazione fortemente cattolica e già in adolescenza inizia a conoscere l’India, dove prende i voti perpetui e si trova a contatto con persone povere e malate, in grande difficoltà.
Gonxha sente di essere attratta dalla vita religiosa, forse una “grazia” della Madonna.

Viene accolta a Dublino dalle Suore di Nostra Signora di Loreto, la cui Regola si ispira al tipo di spiritualità indicato negli “Esercizi spirituali” di Sant’Ignazio di Loyola. Ed è proprio grazie alle meditazioni sviluppate sulle pagine del santo spagnolo che Madre Teresa matura il sentimento di voler «aiutare tutti gli uomini»

Nel 1979 le è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace e dopo la sua morte avvenuta nel 1997, diventa prima beata nel 2013, poi Santa nel 2016

Madre Teresa resterà come l’incarnazione più convincente, nella nostra epoca, della carità evangelica; tutti l’hanno capita, i cristiani delle varie confessioni, i laici di ogni paese, gli indù come i musulmani. Quando, a metà degli anni Settanta, apriva a San Gregorio al Celio la prima casa romana delle sue suore, scelse per loro il pollaio dei monaci camaldolesi, una costruzione bassa, in mattoni bucati e lamiere, con il pavimento in cemento. «Le mie sorelle sono povere e abituate a tutto, vengono dall’India. Il pollaio sarà più che sufficiente», diceva.. Povere. Come era povera ma ricca di bontà lei.

Pier Paolo Pasolini, dopo averla incontrata a Calcutta nel 1961, scrisse: «Dove guarda, vede». All’origine della sua genialità nell’amore c’era il suo aiuto di Madre al fratello che era nel bisogno e di soccorrerlo subito, senza giudicare, senza lasciarsi bloccare dalle frontiere.
In questo nostro mondo, dove spesso dominano la volontà di potere e di ricchezza, l’indifferenza assoluta della gente verso i poveri, che in gran numero languono ancora non solo nelle baraccopoli e lungo le vie di Calcutta, ma ovunque, il suo insegnamento dovrebbe essere un monito: solo ciò che si dà resta. Tutte le ricchezze si lasciano qua a marcire; basta un virus a distruggere tutto quello che si crede di avere e possedere. L’amore incondizionato verso gli altri è ciò che rimane di una persona.

L’abito più bello di tutti è ancora quel sari, la tunica bianca delle donne indiane, con in più le strisce blu che orlavano il velo, e la croce appuntata sulla spalla. Con quell’ abito, che segnò anche il cambiamento nella vita di Madre Teresa, ella si recò a Patna dalle Suore mediche missionarie per seguire un breve corso di infermeria. Rientrata a Calcutta, si sistemò provvisoriamente presso le Piccole sorelle dei poveri.

Il 21 dicembre 1948 andò per la prima volta nei sobborghi: visitò famiglie, lavò le ferite di bambini, si prese cura di un anziano malato che giaceva sulla strada. Si imbatté anche in una donna agonizzante, distesa su un marciapiede: era così debole che topi e formiche le stavano rosicchiando il corpo. Da giorni era lì, in attesa della morte, ma nessuno l’aveva soccorsa. Madre Teresa la raccolse e la portò al vicino ospedale, dove le dissero che era troppo malata e troppo povera per essere curata.

Calcutta era piena di gente che finiva così. Teresa chiese, e le fu concesso, di occupare parte di un ex tempio indù diventato covo di mendicanti e criminali. Madre Teresa lo trasformerà nella prima «Casa dei moribondi».

Le baraccopoli — con i loro poveri ai quali dare speranza, con i bambini abbandonati da curare e amare, con i moribondi da accompagnare nel passo estremo… — divennero la terra di missione, sua e di altre donne che via via decideranno di condividere la sua vita e il suo impegno. Insieme diedero vita alla Congregazione delle Missionarie della Carità, che il 7 ottobre 1950 veniva riconosciuta ufficialmente nell’arcidiocesi di Calcutta, e nel febbraio del 1965 diventava di diritto pontificio.

Lei e le sue sorelle andavano ovunque ci fossero poveri abbandonati cui portare l’aiuto e il conforto della fraterna solidarietà e la certezza che Dio li amava.

Tanto impegno e proliferare di iniziative non potevano passare inosservati. Le immagini di questa donna minuta e con il tempo sempre più curva, avvolta nel bianco sani, china a confortare un moribondo o a curare piaghe infette, ad accarezzare bambini lacerati dall’abbandono e dall’indifferenza… fecero il giro del mondo, sollevando l’ammirazione di tanta gente, che cominciò a interessarsi delle sue opere e della sua vita, ad ascoltare i suoi messaggi, resi con parole semplici che esaltavano la vita, che invitavano al suo rispetto in ogni momento, dal concepimento alla morte. Parole semplici e a volte anche forti che scuotevano e dividevano.

L’ammirazione si tradusse anche in riconoscimenti importanti come il Premio indiano Padmashri, assegnatole nel 1962, e il Premio Nobel per la Pace, conferitole nel 1979. Ricevette riconoscimenti e attenzioni «per la gloria di Dio e in nome dei poveri».

Negli ultimi anni, nonostante seri problemi di salute, continuò a guidare la sua congregazione aiutando i poveri e la chiesa. Morì a Calcutta il 5 settembre 1997.

Il mondo intero, che aveva seguito il suo lento spegnersi, la pianse, mentre il governo indiano le rendeva onore con i funerali di Stato. Sepolta nella Casa Madre delle Missionarie della Carità, la sua tomba fu ben presto luogo di pellegrinaggi e di preghiera.

«L’intera vita e l’opera di madre Teresa — ha detto Giovanni Paolo II nel proclamarla beata — offrirono testimonianza della gioia di amare, della grandezza e della dignità di ogni essere umano, del valore delle piccole cose fatte fedelmente e con amore, e dell’incomparabile valore dell’amicizia con Dio».

Il 20 dicembre 2002 il papa Giovanni Paolo II approvò i decreti sulle sue virtù eroiche e sui suoi miracoli: è stata beatificata il 19 ottobre 2003 e canonizzata da Papa Francesco il 4 settembre 2016.

Questa è Madre Teresa: una donna sposata alla carità evangelica, che guida la chiesa verso i poveri.

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