Oggi avrebbe compiuto 70 anni Rino Gaetano, ma ” il cielo non è sempre più blu”

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«Non voglio dare insegnamenti, voglio solo fare il cronista». Rino Gaetano è stato anche un cronista perchè ha raccontato la vita che vedeva intorno a sé negli anni ’70, ma è stato soprattutto un poeta, un artista di talento e un cantautore indimenticabile, con quella sua freschezza e la sottile ironia ragionata dei suoi testi.

Oggi, 29 ottobre, avrebbe compiuto 70 anni e le sue canzoni risuonano nell’aria. “Ma il cielo è sempre più blu” e “Gianna ” sono cantate e conosciute da tutti, dai ragazzini agli adulti.
Nelle canzoni di Rino c’è una rivoluzione anticonformista, ma anche un grande amore per il Sud, il suo Sud.

Salvatore Antonio Gaetano, detto Rino, nasce a Crotone nel 1950 in una famiglia modesta. Aspirante geometra, poco portato allo studio, rimane sempre profondamente legato alle sue origini calabresi e questo suo amore si sente anche nell’album “Ingresso libero’, che contiene la canzone “Ad esempio a me piace il Sud”, canzone di Nicola Di Bari riproposta da Rino con un testo leggermente diverso.
nel brano “E cantava le canzoni” presentato al Cantagiro del 1978.

Rino si stacca dalla sua terra però presto, a dieci anni, quando con la sua famiglia, in cerca di lavoro, si trasferisce a Roma nel 1960. A causa della cardiopatia del padre, il giovanissimo Rino viene mandato nel 1962 in collegio a Narni, vicino a Terni.

«Mi ha sempre dato l’impressione – ha affermato Padre Renato Simeoni, prete alla scuola apostolica di Narni – che ci fosse stato affidato, non mollato come un pacco, e che sua madre lo avesse messo nelle nostre mani per vedere quello che il ragazzo poteva essere, o poteva diventare. Era sempre un po’ sognante».

Rino Gaetano non molla mai il suo sogno di diventare cantante, anche quando, ormai adulto, torna a Roma da Narni e deve cercare lavoro.

Inizia i suoi primi approcci musicali imparando a suonare la chitarra e componendo le sue prime canzoni. Incontra fin da subito le perplessità del mondo musicale per il suo modo ironico e singolare di proporre i suoi pezzi, poco “in linea” con la tendenza seriosa e di stile ideologico di quel periodo,

Arriva al Puff, cabaret di Lando Fiorini, dove incontra i grandi cantautori romani come Antonello Venditti o Francesco De Gregori.  Così Rino comincia lentamente a farsi strada nel mondo della canzone.

Dopo varie esperienze di teatro per ragazzi (in una versione musicale di “Pinocchio” interpretava la Volpe), debutta con un 45 giri nel quale interpreta sotto lo pseudonimo di “Kammamuri’s” una canzone intitolata “I love you Marianna”.

Niente da fare, Gaetano è troppo fuori dagli schemi per essere capito dal conformistico universo della discografia italiana, in un momento in cui la moda del “demenziale” era ancora ben lungi dal venire alla luce, e questa sua prima prova viene solo guardata con un misto di compatimento e di pena.

Tuttavia la tenacia del cantante non si fa corrodere dai giudizi altrui. Ci riprova due anni dopo (1974), ma stavolta con un intero disco: il mitico “Ingresso libero”.

Il successo però arriva solo con la canzone Ma il cielo è sempre più blu, pubblicata per l’etichetta discografica It nel 1975. Il pezzo vende tantissimo.

Autore di canzoni graffianti e appassionate, Rino Gaetano canta un’Italia grottesca, negli anni della tensione terroristica. La denuncia sociale celata dietro l’ironia delle sue filastrocche resta ancora attualissima

Scrive canzoni memorabili come Mio fratello è figlio unico e Berta filava nel 1976; indimenticabile è anche “A mano a mano”.

Nel 1978 Rino si presenta a Sanremo con la canzone Gianna, benché all’inizio volesse cantare Nuntereggae più, non proprio adatta al pubblico del concorso canoro nazional-popolare.

Sentire quel ragazzo apparentemente timido cantare:” Ma la notte la festa è finita, evviva la vita! La gente si sveste comincia un mondo, un mondo diverso, ma fatto di sesso. Chi vivrà vedrà” incuriosisce gli italiani.
Fu un successo!

Rino Gaetano si afferma sempre di più come cantante geniale e poetico.  La sua arma vincente è il nonsense, con testi che, attraverso l’interpretazione individuale, possono rivivere ancora oggi in modo pungente.

I testi delle canzoni di Rino Gaetano sono fortemente ironici e apolitici.

Si tratta di testi comunque pieni di significato, pungenti e dissacranti, come nella canzone Nuntereggae più, in cui prende in giro tanti personaggi famosi dell’epoca, dalla famiglia Agnelli a Maurizio Costanzo passando per tutti i politici più noti.

“Ahi Maria”, è un altro grande successo del cantautore crotonese, che riprende la sua passione per le ritmiche spagnoleggianti, e decide di inciderla anche in lingua iberica.

Nei primi mesi del 1981, il successo lo conduce in tournée con Riccardo Cocciante e il New Perigeo di Giovanni Tommaso.

Rifiutò ogni sorta di etichetta e, a differenza di numerosi suoi contemporanei, evitò di schierarsi politicamente. Nonostante questo, i suoi componimenti non mancano di riferimenti e critiche alla classe politica italiana: per questo, i suoi testi e le sue esibizioni dal vivo furono più volte segnati dalla censura.

Ad assicurare fama immortale a Rino Gaetano forse è stata anche l’interruzione brusca della sua carriera e della sua vita:  il 2 giugno 1981 muore poco più trentenne.

Rino Gaetano si schianta con la sua Volvo 343 in via Nomentana a Roma.

Il lavoro artistico di Rino Gaetano cominciò a essere significativamente apprezzato diversi anni dopo la sua morte e molte delle sue canzoni vennero riscoperte soprattutto dopo il 2000, riscuotendo consensi sempre maggiori, in particolar modo tra le nuove generazioni.

Negli anni tanti sono stati i tributi dedicati al genio di Rino Gaetano e tante le cover delle sue canzoni, talvolta saccheggiate. Non solo cover, però: nel 2007 Paolo Rossi porta al festival di Sanremo un incompiuto di Rino Gaetano dal titolo  In Italia si sta male (si sta bene anziché no).

Per l’ironia e l’intelligenza dei suoi testi, per il suo modo di scrivere e cantare schietto e graffiante, Rino Gaetano è rimasto nella storia della musica.

Il suo universo, affollato di santi che salgono sul rogo “vestiti d’amianto”; di donne immaginarie che filano la lana; di cieli blu e di notti stellate, di detestabili politici d’ogni schieramento irride e commuove.
Non si può non amare l’anarchica eccentricità di un poeti cantastorie che ha lasciato un segno nel panorama musicale di un’ Italia che, nelle sue canzoni, diventa un paese surreale, diviso tra fiaba e dramma, passioni sentimentali e contraddizioni sociali.

Rino Gaetano continua a vivere nell’Italiano di oggi, così diversa ma anche così simile a quella di allora; vive nei ricordi di tutti, forse perché il suo genio, che non affatto cosa semplice da comprendere e apprezzare, solo col passare degli anni, poco alla volta, è emerso in tutta la forza e profondità.

“Chi vive in baracca, chi suda il salario
Chi ama l’amore e i sogni di gloria
Chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria
Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio …”. E noi, con lui, continueremo a sognare che il cielo sia “sempre più blu”, anche in questo periodo in cui sembra tutto nero.

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