Oltre 200.000 euro per la gestione del Sert ad una cooperativa esterna. A che punto sono le indagini?

La gestione dei pazienti psichiatrici affidata ad una cooperativa esterna nonostante la presenza di operatori interni al distretto.

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È l’inizio del 2017 quando qualcosa sembra non tornare nei controlli specialistici psichiatrici degli utenti del Sert (Servizio per le tossicodipendenze) a Civita Castellana.

Nella Asl di Viterbo esiste un protocollo d’intesa che prevede che  il Sert abbia nel DSM (Dipartimento di Salute Mentale) il naturale referente per le problematiche psichiatriche dei propri utenti.

Un collegamento ovvio, naturalmente, che però sembra non funzionare nel Distretto Aziendale di Civita, dove, al posto dei numerosi specialisti interni, già pagati dal servizio sanitario nazionale, vengono chiamati ad intervenire quelli di una cooperativa sociale esterna.

Tutto questo artificio comporta, naturalmente, un aumento indiscriminato dei costi con fatture salatissime per prestazioni illegittimamente richieste a professionisti esterni quando, in realtà, sarebbe stato obbligatorio ricorrere a psicologi e psichiatri in carica all’interno dell’ospedale.

L’inutile “emorragia economica” in corso viene ben presto alla luce quando, ad un rapido esame del PAI (piano assistenziale individuale) non salta agli occhi il meccanismo perverso che fa lievitare, in maniera abnorme ed ingiustificata, le spese a carico del distretto.

Immediata fu l’istituzione, da parte de direttore sanitario aziendale,  di una sorta di commissione interna d’inchiesta per far luce sull’intera vicenda che, ben presto, si allargò a macchia d’olio.

Lo stesso responsabile aziendale dell’anti- corruzione, in una sua relazione in merito, individuò varie ipotesi di reato e, vista la gravità dei fatti emersi, all’epoca venne garantita la trasmissione dell’intero faldone nelle mani della Procura della Repubblica.

Ora a distanza di due anni tutto tace, mentre ingenti somme di denaro pubblico (solo per il 2016 la cifra è di oltre 216.000 euro) sono finite, illegittimamente, nelle tasche dei soliti noti alla faccia dei soliti contribuenti, come pure non si saprà mai se quelle ‘sudate carte’ siano mai, almeno transitate, sul tavolo di qualche Pubblico Ministero.

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