Più d'uno i tasselli mancanti sull'uccisione del docente universitario

Omicidio Angeletti, dubbi sulla ricostruzione del presunto killer

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VITERBO – Ha confessato di essere stato lui a sparare il colpo di pistola che ha ucciso il professor Dario Angeletti, ma c’è qualcosa che non tornerebbe nella ricostruzione fornita sabato mattina davanti al giudice per le indagini preliminari.

angeletti
Dario Angeletti

Complice lo strettissimo riserbo del pool inquirente, sul delitto delle Saline si è scritto di tutto: un tam tam incredibile di notizie, ipotesi e congetture e smentite. Addirittura è emerso che i colpi esplosi dalla pistola di Cesaris sarebbero due e non uno; ma non c’è contezza ufficiale circa questo elemento. Il tecnico universitario in pensione avrebbe detto di non aver premeditato il delitto, ma di aver agito in preda ad un raptus di gelosia: l’unica colpa di Angeletti, infatti, sarebbe stata quella di aver stretto amicizia con una ricercatrice di cui il presunto assassino era invaghito.

Ma se l’omicidio non era premeditato, perché Cesaris – che possiede un regolare porto d’armi – era uscito di casa con una pistola? Che cosa ci faceva al parcheggio delle Saline, ad una manciata di metri proprio dal Centro ittiogenico sperimentale dove la vittima lavorava?

Fondamentali ad una prima ricostruzione dei fatti e a dare un nome al presunto killer sono state le telecamere di videosorveglianza che insistono nella zona ma, adesso, si attendono i risultati dell’esame autoptico che fornirà maggiori certezze sul delitto.

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