Claudio Cesaris ha sostenuto l’interrogatorio di garanzia nel Reparto protetto dell’ospedale Belcolle

Omicidio Angeletti, il 68enne confessa: “Sì, sono stato io a sparare”

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VITERBO – “Si, sono stato io a sparare”. Ha sostenuto l’interrogatorio di garanzia nel Reparto protetto del nosocomio cittadino davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Viterbo Claudio Cesaris, il 68enne per cui la procura di Civitavecchia giovedì mattina aveva spiccato un decreto di fermo per omicidio volontario. Ieri mattina davanti al gip ha confessato di essere stato lui a premere il grilletto ed uccidere Dario Angeletti, 51 anni, docente dell’Università della Tuscia, sposato e con due figli. Lo studioso era stato ritrovato cadavere martedì 7 dicembre al parcheggio delle Saline di Tarquinia, poco distante dal suo ufficio al Centro ittiogenico sperimentale. Era all’interno della sua Volvo grigio col capo riverso sul volante e un colpo d’arma di fuoco alla nuca. Una pistola di piccolo calibro.


Cesaris, che possedeva un regolare porto d’armi, avevo preso quell’appartamento in affitto in via Cadorna, a San Martino al Cimino, per seguire una donna molto più giovane di lui di cui si era invaghito. Lui, proveniente da un piccolo centro dell’hinterland milanese (Dresano) l’aveva seguita: anche lei originaria di Pavia, si era trasferita nel Viterbese dopo aver aver vinto un concorso all’università della Tuscia. Qui aveva conosciuto Angeletti ed avevano instaurato un’amicizia. Amicizia di cui Cesaris era geloso è ossessionato. Tanto da arrivare ad uccidere una persona perbene, stimata ed apprezzata da chiunque lo conoscesse.

Sebbene abbia confessato di essere stato lui a premere il grilletto, Cesaris avrebbe respinto l’accusa della premeditazione, sostenendo, invece, la tesi del gesto d’impeto.

Il magistrato ha predisposto la misura cautelare in carcere: appena le sue condizioni di salute lo consentiranno per lui si spalancheranno le porte del penitenziario viterbese di Mammagialla.

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