Oggi a Civitavecchia la cerimonia funebre del docente universitario

Omicidio Angeletti, un’alunna: “Sono furiosa: il mio professore ammazzato a sangue freddo da un uomo figlio di una cultura patriarcale e la colpa viene data ad una donna, vittima anche lei”

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VITERBO – Come anticipato nei giorni scorsi, è prevista per questa mattina alle ore 11 la cerimonia laica di Dario Angeletti, il docente universitario ucciso il 7 dicembre alle Saline di Tarquinia. Si svolgerà presso i locali dell’Università della Tuscia in piazza Verdi, a Civitavecchia.

Angeletti è stato rinvenuto cadavere nella sua auto, una Volvo grigica, col capo riverso sul volante e ancora la cintura allacciata.

Stando d alcune novità investigative, i colpi sparati dal presunto assassino Claudio Cesaris sarebbero due e non uno come emerso in principio. Il tecnico universitario in pensione ha confessato di essere lui l’autore del delitto, ma ha spiegato di aver premuto il grilletto in preda ad un raptus. Circostanza che, però convince affatto il pool inquirente: saranno gli accertamenti su smartphone e pc e gli ulteriori esami dei filmati delle telecamere a chiarire una volta per tutte la dinamica dei fatti.

Dopo il toccante messaggio su facebook di un cugino della vittima (https://www.lamiacittanews.it/omicidio-angeletti-un-parente-mentre-noi-pubblichiamo-le-foto-delle-scarpe-rosse-su-instagram-dario-non-si-e-girato-dallaltra-parte/), un altro post in ricordo del professore viene impresso sui social da parte di una sua alunna D.D.I. e merita attenzione.

Sono arrabbiata. No anzi, sono furiosa.
Sto tremando dal nervosismo, e non solo perché un mio professore è stato ammazzato a sangue freddo, ma perché per l’ennesima volta la colpa è di un uomo che non ha mai ricevuto un’educazione emozionale, e per l’ennesima volta la colpa viene data ad una donna, vittima anche lei. Il mio professore, Dario Angeletti, è stato ucciso da un ex collega che ha seguito la sua vittima di stalking, una ricercatrice che si è trasferita da Pavia a Viterbo per non avere più a che fare con il suo molestatore, e ha pensato questa potesse avere una relazione con Angeletti. Il confronto che doveva avere con lui è risultato in una pallottola alla nuca. Un omicidio freddo, figlio di una cultura patriarcale che porta gli uomini a considerare le donne come oggetti, pezzi di carne, proprietà.
Riportano la notizia su un gruppo WhatsApp dove sono io e alcuni ex colleghi dell’università, e la prima risposta è questa: “Ma perché lei non ha denunciato”. E poi “se avesse denunciato, si sarebbe evitato”.
Non c’è verso, è sempre colpa della donna.
Una donna, vittima di stalking, che cambia città per vivere più serenamente, fa amicizia con un professore, che poi apprende di essere il movente di un omicidio e si deve pure vedere accusata di esserne la causa.
Ovviamente io sono stata insultata da tutti i ragazzini (perché di uomini non si può parlare, nonostante abbiano la mia stessa età) del gruppo per aver espresso questo senza peli sulla lingua. Mi è stato anche detto di essere irrispettosa verso la morte del mio professore.
E ogni giorno questo subiamo. Veniamo molestate, violentate, trattate come oggetti, spogliate dei nostri diritti, accusate, e infine insultate quando parliamo ad alta voce.
E per inciso, la donna in questa vicenda aveva sì denunciato il suo molestatore, ma non era servito a nulla. Che sorpresa. Menomale che “si poteva evitare”.
Spero lo diciate alla famiglia del professore Angeletti come una donna vittima di stalking avrebbe potuto evitare che un uomo pigliasse una pistola e decidesse di sparare a sangue freddo per gelosia”.

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