Omicidio di Ferragosto, sparito il super testimone. “Trovatelo!”

Si tratta di un rumeno che lavorava accanto al luogo del delitto. La giudice al pm: “Rintracciatelo”

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Sparito un importante testimone dell’omicidio di Ferragosto. È un lavoratore rumeno che aveva assistito a delle grida quel 14 agosto del 2016, quando in una campagna tra Marta e Tuscania fu trovato il corpo martoriato di Angelo Gianlorenzo, per la cui morte il cognato Aldo Sassara è accusato di omicidio.

Ieri in aula sono stati ascoltati alcuni testimoni dell’accusa. Ma il clou si è avuto al termine dell’ennesima udienza in Corte d’assise, quando il pm Massimiliano Siddi ha chiesto alla corte di acquisire i verbali di sommarie informazioni di un testimone importante, un rumeno che lavorava a pochi metri dal fattaccio. La presidente del tribunale Maria Rosaria Covelli ha esortato il pubblico ministero a cercare di nuovo il superteste: “Importante che sia ascoltato”, ha detto la giudice Covelli (coadiuvata dalla collega Silvia Mattei e da sette giudici popolari).

Un’udienza durata oltre 5 ore, in cui sono state ascoltate la figlia acquisita dell’imputato e la compagna. Le quali sono state esortate più di una volta dalla giudice Covelli a dire la verità. Durante il dibattimento, c’è stato anche un momento di forte contrasto tra gli avvocati della difesa e quelli (di parte civile) della famiglia della presunta vittima.
Il processo cerca di ricostruire come andarono i fatti del 14 agosto 2016, quando nelle campagne tra Tuscania e Marta, in località San Savino, fu trovato dal figlio il corpo esanime dell’anziano agricoltore Angelo Gianlorenzo, in mezzo a un lago di sangue. Unico indagato per l’omicidio è il cognato Aldo Sassara. Tra i due cognati non correva buon sangue per via di una lunga diatriba in sede civile per questioni di proprietà, ribadita anche ieri mattina da un testimone: “Tutti sapevano di queste controversie legate alla spartizione dei beni”. In ogni modo, la pubblica accusa non è mai riuscita a proporre tracce evidenti della presenza dell’imputato sulla scena del crimine.

Gli avvocati sono Marco Valerio Mazzatosta e Danilo Scalabrelli per la difesa di Sassara; i legali di parte civile sono Corrado Cocchi, Giovanni Bartoletti e Luca Bergamini, che a vario titolo assistono la moglie della vittima e i figli.
In una delle precedenti udienze, furono ascoltati due carabinieri della stazione di Tuscania che si sono occupati delle intercettazioni, sia ambientali che telefoniche. In queste intercettazioni l’imputato era solito parlare da solo e commentare la vicenda.

Dalle testimonianze dei carabinieri si apprende che Sassara parlava di “trenta-quaranta colpi” inferti presumibilmente nei confronti del defunto. I testimoni raccontano – e hanno anche scritto nel verbale delle intercettazioni preso agli atti dalla corte – che nei soliloqui Sassara era solito prendersela con tutti: con il magistrato che porta avanti le indagini, con il metodo dei carabinieri. “Disse pure ‘intanto non lo troverete mai’ – racconta un carabiniere – rivolgendosi a noi, mentre stavamo cercando delle prove”.

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