Omicidio Fedeli: Pang, il violinista che si fece assassino

La finanza indaga sui movimenti in denaro dell'americano: risparmi e consumi sotto la lente delle fiamme gialle.

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Lo strano caso del dottor Jekyll e mister Hide è un romanzo che tutti conoscono. In tutto il mondo. Ora, azzardare un paragone con il caso dell’omicidio Fedeli, di cui il 22enne americano di origine sudcoreana Michael Aaron si è dichiarato reo confesso, ce ne corre.

Ma, in attesa che si conoscano gli sviluppi dell’inchiesta in corso, rivengono a mente le parole del difensore di Pang, l’avvocato Remigio Sicilia. Che, subito dopo l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Savina Poli, davanti a microfoni e taccuini disse delle parole che a qualche cronista hanno fatto venire alla mente il racconto gotico dello scrittore scozzese Robert Louis Stevenson, scritto nel 1886. “Il ragazzo è molto scosso: ha chiesto perdono alla famiglia di Norveo Fedeli e alla città di Viterbo. Lui è un ragazzo sensibile, dai modi educati e gentili, che suona addirittura il violino. Non si riesce a capire come possa aver fatto una cosa simile”.

Da qui, stride pensare al violino e allo sgabello con cui Pang – secondo le ricostruzioni sul luogo del delitto, nel negozio di abbigliamento in via San Luca nel centro di Viterbo – ha ucciso il commerciante; contrasta la melodia dello strumento musicale simbolo di raffinatezza e gentilezza con il suono sordo e brutale di uno sgabello che colpisce le carni e le tempie di un ultrasettantenne; abbaglia fissare il nero della morte con il bianco della musica del violino. Insomma, a qualche cronista che ha ascoltato le parole del legale difensore di Pang, sono balenate le immagini dei mille film su dr Jekyll che si trasforma in mr Hide. E viceversa. In un viaggio dell’horror dal paradiso all’inferno e ritorno.

E allora, cosa mai avrà potuto spingere un mite ragazzo (che ha lavorato sodo negli Usa per venire in provincia di Viterbo e voler diventare un imprenditore della ristorazione) a trasformarsi in un sanguinario assassino? Possibile che qualche centinaio di euro in jeans e felpe sia la molla (logica) che faccia scattare il raptus? Possibile che qualche intoppo alla carta di credito o di debito abbia dato il la (nota musicale) a uno degli omicidi più cruenti che si siano mai visti a Viterbo? C’è, forse, qualcosa di enigmatico che ha spento la luce dentro al ragazzo, per tramutarla in energia nera? È stato inghiottito da un buco nero?

Intanto, e qui si esce dal romanzo giallo e si torna alla cronaca, gli avvocati delle due parti fanno sapere che c’è uno stallo nel flusso di informazioni che arrivano dalla procura: “Purtroppo in questa fase noi non possiamo avere consapevolezze precise in merito alla attività che la procura sta portando avanti – dice il legale della famiglia Fedeli, l’avvocato Fausto Barili -. Quindi al momento non ci sono ulteriori elementi noti”. Mentre l’avvocato Sicilia, in merito alle indagini della guardia di finanza sui movimenti di soldi di Pang, taglia corto: “Ancora non si sa nulla”.

In ogni modo, le fiamme gialle stanno mettendo sotto la loro lente di ingrandimento i propositi imprenditoriali dell’accusato. Pang, infatti, avrebbe messo da parte un bel gruzzoletto per aprire un ristorante a Vetralla, insieme a un socio che sta nel settore da tempo. Ma sembra che quel tesoretto (c’è chi dice 20mila euro, chi di più) sia sparito. Quindi, i risparmi e i consumi dell’assassino di Fedeli sono al vaglio dei finanzieri. Da qui potrebbe venir fuori qualche elemento che potrebbe far luce sul movente, rispetto al quale la difesa del giovane ha sempre detto non essere la rapina.

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