Mentre il presunto trio criminale resta in silenzio, i jeans e le scarpe della donna finiscono sotto la lente di ingrandimento dei carabinieri della Scientifica.

Omicidio Laura Ziliani, i Ris a caccia di nuovi indizi

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Sono ancora molti i tasselli che mancano per costruire il puzzle sull’omicidio di Laura Ziliani. E la sensazione che, presto, potrebbero spuntar fuori nuovi colpi di scena, è forte.

Mentre le due figlie Silvia e Paola Zani (26 e 19 anni) e il fidanzato della più grande, Mirto Milani – finiti dietro le sbarre con l’accusa di omicidio volontario, aggravato dalla relazione di parentela con la vittima, e occultamento di cadavere – restano in silenzio e rinunciano al Riesame, nuovi personaggi spuntano nel giallo di Temù. La madre del giovane musicista, in particolare, avrebbe ricoperto un ruolo centrale nella brutta faccenda di cronaca: secondo accreditate risultanze investigative, Silvia, Paola e Mirto avrebbero ucciso Laura Ziliani soffocandola nel sonno per accaparrarsi l’eredità e il patrimonio immobiliare. Ed è proprio in questo contento che spunta la mamma di Mirto: interessata alle case, avrebbe spinto il figlio a provvedere personalmente alla gestione. C’è un dettaglio, in particolare, che suggerisce agli inquirenti la sua intromissione. E riguarda i materassi.

Il giallo dei materassi e la mail. Una settimana dopo la scomparsa di Laura arriva ad un’amica della vittima una e-mail di disdetta di un ordine di materassi. Una lettera anomala, perché era stata Laura a volerli e l’ordine veniva cancellato solo pochi giorni dopo. I vecchi materassi erano stati buttati in discarica il giorno della scomparsa e si dava per scontato che sarebbe subentrata una nuova amministrazione delle case di proprietà di Laura. Nel contrordine della mamma di Mirto si legge che i materassi per il nuovo bed and breakfast non servono più. “All’epoca mi era sembrata una cortesia, ora mi sembra tutto strano”, ha commentato l’amica di Laura.

I Ris ancora al lavoro. Nuove analisi dei carabinieri del Ris sono state disposte per cercare di capire se le scarpe e i jeans ritrovati subito dopo la scomparsa di Laura Ziliani, avvenuta l’8 maggio scorso, appartengono o meno alla 56enne. Il cadavere della donna era stato ritrovato l’8 agosto: sul suo corpo i brandelli di quelli che, come riporta l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Alessandra Sabatucci, erano indumenti da notte. E proprio quei jeans, l’ultimo capo di abbigliamento trovato, non erano mai stati visti prima dal compagno dell’ex vigilessa, che ha inoltre raccontato agli inquirenti come Laura non fosse solita uscire in jeans per fare un’escursione.

La prima scarpa era stata ritrovata il 23 maggio, quando ormai le ricerche erano state sospese: la figlia Silvia afferma essere della donna. Qualche giorno dopo viene ritrovata la seconda scarpa. Dall’ordinanza di custodia cautelare emerge che un residente di Temù aveva visto due ragazzi vicino agli alberi in cui è stata trovata la calzatura. I due, con fare furtivo, si erano presto allontanati. L’uomo era così entrato lì dove aveva visto il ragazzo uscire, trovando la seconda scarpa. Dirà poi che la giovane era una delle figlie di Ziliani e riconoscerà, attraverso una foto mostrata dai carabinieri, Mirto Milani.
A inizio giugno, nel torrente Fiumeclo, vengono poi trovati i jeans strappati alle ginocchia. Anche quelli le figlie affermano appartenere alla madre. Qualche giorno prima, tuttavia, il trio viene intercettato e, prima ancora di trovare i pantaloni, Paola parlava del torrente Fiumeclo. Dalle celle telefoniche è emerso che, ogni volta che veniva trovato un capo d’abbigliamento, i tre partivano da Brescia e arrivano a Temù.

Il sospetto di altri complici. Il cadavere della donna, rinvenuto sul greto dell’Oglio l’8 agosto, tre mesi esatti dopo l’omicidio, non appariva deteriorato a sufficienza da far supporre una permanenza all’aperto, alla mercé degli agenti atmosferici. Il pm Caty Bressanelli e i carabinieri sono in attesa delle conclusioni della consulenza del medico legale Andrea Verzeletti, che, comunque, non ha trovato segni di violenza, né di malori. Il corpo esanime di Laura sarebbe dunque stato custodito in un luogo riparato: chi e come ha dunque spostato quel corpo per abbandonarlo all’aperto? Secondo la criminologa Roberta Bruzzone, interpellata sul caso,“manca ancora qualcuno all’appello” e sarebbe più che plausibile l’esistenza di un possibile complice entrato in scena dopo il delitto. Nella fase di depistaggio e occultamento di cadavere, quindi, qualcuno potrebbe avere aiutato le figlie di Laura e il genero a disfarsi del corpo. Ma chi?

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