Omicidio nel centro di accoglienza di Orte, il racconto di un testimone

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Eugene Moses, il nigeriano di 35 anni che è stato accoltellato a morte all'interno del centro di accoglienza

Iniziano ad affiorare le prime testimonianze a riguardo dell’omicidio nel centro di accoglienza di Orte, siamo riusciti a raccogliere le parole di un presente che ha preferito restare nell’anonimato. Ovviamente tutto quello che riportiamo di seguito è stato dichiarato nei verbali di carabinieri e Pm.

Il presunto assassino è un ospite nigeriano di 21 anni, arrivato in Italia quando era ancora minorenne. La vittima era anche lui proveniente dalla Nigeria ma aveva circa 35 anni, i due erano vicini di stanza e la lite sarebbe avvenuta nel corridoio davanti alle loro camere.

“La vittima, che si chiamava Moses – ci racconta il testimone – aveva organizzato una festa per il 13 (e non per il 14, come affermato nelle prime ricostruzioni) al quale l’aggressore, che si chiama Imade Robinson, non aveva partecipato. Moses ha chiesto ad Imade una sedia in presito ma, alla fine della festa, glie l’ha riportata rotta. Appena Imade si è accorto che la sedia era rotta, ha detto a Moses: ‘Sono qua da 4 anni e non ho mai avuto problemi, se ti presto una sedia è bene che tu me la restituisca come te l’ho prestata’ “.

“A quel punto – prosegue il testimone – Moses, che aveva problemi di alcolismo, ha iniziato ad insultarlo pesantemente arrivando a puntargli un dito in faccia. Imade gli ha fatto segno di togliere il dito dalla sua faccia, ma a quel punto il 35enne si è precipitato in camera sua ed è uscito armato di un grosso coltello a seghetto. Quando Imade ha visto Moses uscire armato è entrato anche lui in camera e si è armato di un coltellino di quelli che si usano a tavola quotidianamente”. Tra i due è iniziata una colluttazione che poi è terminata con l’accoltellamento: “Moses si è girato di scatto e Imade lo ha preso nella parte sinistra del petto, recidendo l’aorta”.

Stando a questo racconto, il colpo mortale sarebbe stato inferto per sbaglio, tanto che l’assassino si sarebbe giustificato dicendo: “Volevo solamente difendermi, mi voleva dare una coltellata!”.

Il testimone ci racconta che la vittima aveva già in passato avuto delle discussioni accese con gli altri ospiti del centro: “Moses per via del suo alcolismo aveva già litigato altre volte, una volta aggredì una donna con una bottiglia di birra ferendola alla testa e al petto”.

Robinson infatti avrebbe anche detto: “Io so che lui quando fa a botte è sempre armato, quando ho visto che ha preso il coltello ho pensato di prenderlo anche io per difendermi, altrimenti mi avrebbe ucciso lui”.

I rapporti tra i due non erano proprio idilliaci: l’alcolismo della vittima – stando a quanto ci riferisce il testimone – aveva spinto il giovane nigeriano a chiudere ogni rapporto con lui, per questo non si sarebbe presentato alla festa.

“Robinson – ci confessa il teste – non è assolutamente un feroce assassino, ha anche una figlia e non ha mai dato problemi. Purtroppo la loro è una cultura molto diversa dalla nostra, non hanno una concezione della vita come la abbiamo noi, sono abituati alla sopravvivenza”.

Ora Imade Robinson si trova in carcere, nei prossimi giorni seguiremo gli sviluppi del caso.

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