Mentre il presunto assassino Claudio Cesaris resta in carcere, ancora nessuna traccia dell'arma

Omicidio prof Angeletti, i sommozzatori cercano la pistola in mare

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VITERBO – Non è ancora stata trovata l’arma con cui il 7 dicembre scorso al parcheggio delle Saline di Tarquinia è stato freddato il professore Dario Angeletti, 51 anni, sposato con due figli.

angeletti
Dario Angeletti

E le ricerche continuano: secondo quanto riporta il sito internet Fanpage.it, gli uomini del Nucleo sommozzatori si sarebbero immersi in acqua per cercare la pistola da cui è partito il colpo (forse due) che ha ucciso il professore di Ecologia dell’Università Tuscia. I militari la starebbero cercando sotto costa, nel punto indicato agli inquirenti dal presunto killer; che se ne era disfatto, subito dopo il delitto, insieme al gilet che indossava.

E intanto il reo-confesso Claudio Cesaris resta in carcere, in attesa dell’inizio del processo che lo vede accusato di omicidio. Raggiunto poco dopo il rinvenimento del cadavere del professore nel suo appartamento preso in affitto a San Martino al Cimino, aveva accusato un malore ed era stato ricoverato all’ospedale Belcolle, piantonato dai militari.

Sessant’anni, funzionario tecnico in pensione all’Università di Pavia, si era trasferito dalla Lombardia nel Viterbese per raggiungere la sua ex compagna, una ricercatrice trentanovenne, della quale era ossessionato, nonostante il loro rapporto fosse da tempo giunto al capolinea. L’ipotesi è che Angeletti sia stato ucciso per motivi di gelosia perché era amico della donna e la stava aiutando.

Ad incastrare Cesaris erano state le immagini riprese dalle numerose telecamere di videosorveglianza dislocate all’interno del parcheggio.

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