Omicidio Roversi, cronaca di una morte annunciata?

Fin dall’inizio di giungo, la donna si sarebbe recata più volte alla polizia, affermando che il figlio era diventato particolarmente violento nei suoi confronti. Il 27 dello stesso mese la uccide

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Una richiesta d’aiuto rimasta inascoltata? E’ la domanda che sta emergendo nell’indagine sulla morte di Cristiana Roversi, la donna di 55 anni uccisa a coltellate dal figlio Valerio Marras il 27 giugno scorso. A quanto pare infatti, fin all’inizio del mese di giungo, la donna si sarebbe recata più volte alla polizia, affermando che il figlio era diventato particolarmente violento nei suoi confronti. Dichiarazioni a cui però non sarebbero poi seguite le denunce. Se non una, ma che risale a tre anni prima.
Aspetti su cui l’avvocato Paolo Pirani, legale della famiglia della donna uccisa, sta cercando di veder chiaro. “Abbiamo avviato un’attività di indagine difensiva – dice l’avvocato Pirani – volta a capire se questa morte si sarebbe in qualche modo potuta evitare”.
Intanto ieri mattina è stato conferito l’incarico al professor Stefano Ferracuti sull’esecuzione di una perizia psichiatrica su Valerio Marras. Perizia su cui si è detto sempre d’accordo anche il legale difensore del trentenne, l’avvocato Tiiano Iervolino. Il pm, attraverso questa perizia, vuol capire se il cambio di terapia che Marras ha detto di aver subìto, possa aver in qualche modo influito sull’aumento della sua aggressività e dunque se in qualche misura questo possa aver causato il raptus che lo ha portato ad uccidere sua madre. Consulenza che inizierà il prossimo 30 luglio e che dovrà valutare anche la compatibilità del regime carcerario a cui il trentenne è ancora sottoposto.

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