Mentre i corpi di Anna Cupelloni e Ciriaco Pigliaru sono a disposizione dell'autorità giudiziaria, resta da capire come l'uomo sia entrato in possesso dell'arma del delitto

Omicidio-suicidio, si indaga a tutto campo

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CASTEL SANT’ELIA – La famiglia perbene, unita, senza macchie. E l’ombra, invece, di un padre padrone. Sono due i ritratti che emergono sulla famiglia Pagliaru, distrutta sabato sera a causa di un gesto estremo e folle del sessantenne Ciriaco, agricoltore di origini sarde. L’uomo aveva atteso la moglie Anna Cupelloni nella cascina di campagna e le aveva sparato a sangue freddo. Poi aveva rivolto il fucile contro se stesso, aprendo il fuoco. Tutto davanti ad una delle due figlie.

Sul movente, indagano i carabinieri della Compagnia di Civita Castellana, che stanno ascoltando parenti, familiari e amici per far piena luce sulla tragedia.

Quel che ormai è assodato è il fatto che i due coniugi avevano avviato le pratiche della separazione. Separazione che, evidentemente, l’uomo non voleva accettare.

Mentre i corpi sono a disposizione dell’autorità giudiziaria, gli uomini dell’Arma indagano anche sull’arma del delitto. Ciriaco, che aveva venduto l’azienda agricola per acquistare una tabaccheria a Nepi, non aveva il porto d’armi e non si capisce ancora come possa essere entrato in possesso del fucile.

Il fenomeno dei femminicidi, purtroppo, è tornato prepotentemente alla ribalta della cronaca nazionale: proprio il giorno precedente alla tragedia il presidente della Camera, Roberto Fico, nel corso di un convegno a Montecitorio si era espresso così: ”La violenza sulle donne è un fenomeno di carattere strutturale, non emergenziale, che affonda le sue radici in una molteplicità di fattori culturali, sociali ed economici. Per troppi uomini, la donna continua a essere un oggetto e una proprietà. Nella nostra società ci sono tracce di maschilismo tossico”.

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