La consigliera Ciambella: "Grave danno erariale per l'amministrazione, altri Comuni hanno saputo ottenere numerosi benefits per la collettività"

“Opere compensatorie per impianti fotovoltaici, il Comune di Viterbo si è dimostrato manchevole”

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ciambella fotovoltaico

“Variazione di bilancio, esistono maggiori entrate per ristori ambientali in opere compensatorie da parte di società che si occupano di installare impianti fotovoltaici? La risposta è no”. La questione posta da Luisa Ciambella (Pd) nel corso della seduta di Consiglio comunale di ieri sugli “equilibri e variazione di bilancio per il periodo 2020-2022” riguarda il tema degli impianti fotovoltaici nel Comune di Viterbo: le società incaricate della loro installazione sono infatti tenute, per legge, a indennizzare l’Ente per il disagio ambientale annesso, attraverso una serie di opere compensatorie utili per la città e i suoi abitanti, così come avvenuto in altri comuni della Tuscia.

Un’occasione in cui, secondo la consigliera Ciambella, Viterbo si è dimostrata manchevole. “Le teorie del ‘faremo’ e ‘vedremo’ hanno già prodotto un grave danno erariale per l’amministrazione”, commenta la consigliera.

Passiamo ora alla ricostruzione dei fatti. Stando alla documentazione fornita dalla Ciambella, il Comune di Viterbo negli ultimi mesi avrebbe disertato 6 conferenze dei servizi, durante le quali ci sarebbe stata l’occasione di battersi per ottenere i ristori da parte delle società del fotovoltaico. E’ proprio una di queste società a scrivere una lettera al sindaco Arena, in data 2 luglio 2020, a seguito di un loro incontro, in cui diceva di essere in attesa di conoscere quali opere di compensazione il Comune volesse richiedere.

“Alla lettera il Comune non risponde – dichiara la Ciambella – e la stessa viene posta agli atti della conferenza dei servizi del 16 settembre che autorizza gli impianti, in cui la società spiega di essere ancora disponibile ad impostare un massimo di impegno di spesa pari a duemila euro per megawatt installato. Questo dopo aver autorizzato l’impianto del Rinaldone (44,7 megawatt su 73 ettari, più grande di quello di Petrignella di 17,5 megawatt su 25 ettari). Neanche qui l’amministrazione ha saputo far schierarsi a difesa dei cittadini, facendo spallucce come al solito”.

In più i duemila euro/megawatt, come spiega la consigliera, rappresentano “un’elemosina per Viterbo, dato che altre realtà molto più piccole della provincia sono riuscite ad ottenere un impegno di spesa per 12 mila, e anche 20 mila euro. E poi il Comune non ha previsto un piano regolatore per stabilire dove realizzare gli impianti – continua – quindi anche su questo siamo alla mercé dei privati, che comunque sanno far bene il proprio mestiere e fanno bene a farlo, il problema si pone quando sono i comuni che non svolgono il proprio dovere”.

Per evidenziare quanto il danno sia elevato per Viterbo, la consigliera ha portato l’esempio di Tessennano e Montalto di Castro, che, pur essendo dotati di impianti di piccola portata, sono riusciti ad ottenere numerosi benefits dalle società del fotovoltaico. “Tessennano con un impianto di 20 megawatt ha chiesto opere compensatorie come la fornitura e l’installazione di 50 lampioni con modulo fotovoltaico, di 5 stazioni di ricarica veloce per auto e mezzi elettrici, l’installazione di un impianto fotovoltaico su un edificio di proprietà comunale, la realizzazione di un parco piantumato dotato di giochi, area fitness, parcheggio e anfiteatro all’aperto, la messa a norma dell’ex chiesa di sant’Antonio per essere adibita a centro esposizioni, 5 km di pista ciclabile, un ponte pedonale a doppia corsia, un marciapiede e due km di strada. Sono riusciti a fare il restyling del paese con un ristoro che noi potremmo avere solo dall’impianto Petrignella”, commenta la Ciambella.

Anche più eclatante il caso di Montalto, che è riuscito ad ottenere 20 mila euro di rimborso per megawatt installato in opere compensatorie in alcuni casi, “fino ad avere l’annullamento delle bollette dell’energia elettrica dei montaltesi – sottolinea la consigliera – e aver chiesto alla società di finanziare una scuola per manutentori di impianti fotovoltaici, oltre ad altri interventi. Noi invece non abbiamo la possibilità di dire ai cittadini che ci siamo battuti e non ci siamo accontentati dell’elemosina, siamo un capoluogo che in questo caso si è fatto saccheggiare, con una modalità di gestione che definisco superficiale, sciatta e sciagurata”, aggiunge.

“In questa variazione, se avessimo combattuto e ottenuto i 12 mila euro/megawatt avremmo portato 747 mila euro – chiarisce – se invece avessimo fatto il massimo storico e raggiunto nella trattativa i 20 mila avremmo ora oltre un milione e 200 mila euro di opere compensatorie in più per i cittadini, invece ora non abbiamo neanche i 125 mila che sono il frutto dei duemila euro/megawatt che volevano darci ma che il sindaco Arena al momento non ha neanche richiesto”.

“Il fatto è che il Comune non può rinunciare alla potestà pianificatoria del proprio territorio – aggiunge la Ciambella – la legge dà all’Ente la possibilità di decidere dove mettere gli impianti, certamente nelle aree non di pregio. Questo lavoro però non è stato fatto – prosegue – nonostante il Consiglio avesse approvato all’unanimità un ordine del giorno del consigliere Micci in cui si sottolineava la necessità di pianificare. In fase di bilancio di previsione io avevo preparato un emendamento – poi ritirato per l’approvazione del maxiemendamento – in cui ribadivo di preparare un piano regolatore per le energie rinnovabili, in modo da tutelare il nostro territorio e consentire lo sviluppo di queste ultime nei luoghi più adatti”.

“Il regolamento alla fine non è stato fatto – spiega la consigliera – è assodato che ormai gli impianti sono autorizzati dalla Regione, il sindaco non ha partecipato alle conferenze dei servizi e mi chiedo, per i due impianti già autorizzati che tipo di interesse avrà la società a trattare col Comune a posteriori? In tutto ciò la cosa più grave è che si nega sapendo di mentire e soprattutto si cerca di buttarla ‘in caciara’, facendo finta di non aver capito la portata del problema che ho fatto presente al Consiglio”.

“Attendo quindi le risposte dalla segretaria generale e dal revisore dei conti su una problematica di questo tipo, visto che la politica come al solito fa finta di nulla e di non comprendere la portata dei problemi sottoposti, peraltro documentati – conclude – qualora questa risposta non dovesse arrivare, vedremo che tipo di passi intraprendere a tutela della collettività”.

 

 

 

 

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