“Ora è anche figlio nostro”. La storia del piccolo Mustafà e di Muznir

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Scortato dalla Polizia di Stato, è arrivato all’aeroporto di Fiumicino, insieme alla sua famiglia, Mustafà, il bimbo di 5 anni nato senza arti a causa di un bombardamento con armi chimiche in Siria. Mustafà è divenuto simbolo del dramma siriano con lo scatto “Hardship of Life”.

Lo scatto ritrae padre e figlio insieme in un momento giocoso e di grande tenerezza. Papa’ Munzir si appoggia su una stampella e innalza verso il cielo, suo figlio il piccolo Mustafà, senza arti, che ride.

Il padre del bambino si chiama Munzir El Nazzal: nel 2006 si trovava nel mercato di Idlib con la moglie, quando una bomba contenente gas tossici fu scagliata da un aereo del regime di Damasco ed esplose poco lontano. Lui perse la gamba, la moglie invece riuscì a salvarsi. Ma Zeinab durante la guerra civile, mentre era incinta, inalò i gas tossici e i farmaci presi successivamente hanno portato il feto a sviluppare una condizione rara, la tetraamelia. Mustafa’ non ha nessuno dei quattro arti. Fa tenerezza vederlo sorridere e giocare in braccio ai genitori.

La famiglia siriana è prima fuggita in Turchia e poi si è spostata vetso la capitale Ankara. La gara di solidarietà, scattata in Italia e promossa dagli organizzatori del Siena Photo-Awards, si è resa necessaria perchè purtroppo in Turchia non sono reperibili le necessarie protesi elettroniche.

“Adesso è anche figlio vostro”. Sono le parole di Zeinab, mamma di Mustafà e moglie di Muznir.
La famiglia è in Italia con un permesso di soggiorno umanitario che permetterà all’uomo e al bambino di ricevere le cure adeguate.

La prossima tappa del viaggio della famiglia Al Nazzal li portera’ verso l’Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elasa Montalcino e poi al Centro Protesico di Budrio, che regalerà a Mustafà una nuova vita.

La famiglia di Munzir al-Nazzal, con Mustafà di 5 anni, altre due sorelline più piccole e la moglie Zeibab, era fuggita tre anni fa dalla Siria, come altre centinaia di migliaia di rifugiati, nelle regioni meridionali turche di confine. È proprio da lì che, in collaborazione con la Farnesina, il governo italiano e le autorità locali, la famiglia è partita alla volta dell’Italia.
Il Siena international photo awards aveva premiato lo scatto del fotografo turco Mehmet Aslan apparso sulle principali testate.

Dopo la pubblicazione della foto, c’era stata una grande mobilitazione a livello internazionale.
Munzir e Mustafà saranno ospitati a Siena presso un’abitazione della Caritas messa a disposizione dall’Arcidiocesi insieme al resto della famiglia e poi passeranno a Budrio per le cure. Padre e figlio saranno prima accolti dunque in Toscana, dove verranno sottoposti a quarantena e agli esami necessari e poi passeranno al Centro Protesi Vigorso di Budrio, in provincia di Bologna per le terapie.

La scienza spera di farli camminare e farli tornare finalmente ad abbracciarsi.

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