Orte, “La forma della città” 50 anni dopo Pasolini: antico e moderno

"La forma della città" fu un documentario di denuncia sulla speculazione edilizia girato anche da Pasolini nel 1974. Si è deciso di ritornare sulla questione 47 anni dopo, confrontando per giunta le immagini, le quali raccontano di sole porzioni di "profili" rimaste salve

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Persiste, da alcune angolazioni, quel “profilo unico” e “puro” detenuto, tra le altre, da Orte. Persiste con una enorme differenza: se Pasolini si poté permettere allora di trovarne ben 3, oggi di reale profilo incontaminato ce n’è al massimo 1, il quale comunque, se ingrandito, sporcato da quelle casette moderne edificate vicino all’antico acquedotto.

Una continua guerra tra antico e moderno, la stabilità estetica della città che si tiene in equilibrio sul filo di un rasoio: di questo parlava il documentario di Pier Paolo Pasolini (protagonista e co-regista), La forma della città, pubblicato quasi 50 anni fa per la Rai, con la direzione di Paolo Brunatto e in compagnia dell’amico di una vita Ninetto Davoli.
Per chi non conoscesse il cortometraggio, sarà inserito in fondo al seguente articolo.

Si è ritenuto opportuno tornare sui passi dello scrittore bolognese/friulano; nel 2021 la forma della città di Orte, da una certa angolazione, ha subito un declino devastante. Ecco l’immagine in grado di dimostrarlo:

Sulla destra, all’interno del cerchio, si può trovare quell’edificio tanto odiato da Pasolini. Quel palazzo che andava a distruggere una forma estetica (quasi geometrica) perfetta formata dall’antica Orte, nata sul tufo. Al centro è stata segnalata la linea di confine tra il vecchio e il nuovo, il margine oltre il quale prende il via la devastazione causata da un’inadatta e inattenta speculazione edilizia. Non è un caso che, nel documentario del 1973 Le Mura di Sana’a, dedicato alla salvaguardia della città yemenita, siano gli stessi abitanti di Orte ad attribuire la riuscita di quell’obbrobriosa costruzione a un incapace politico degli anni precedenti la pellicola. Un partecipante attivo, dunque, di quella distruzione dell’Italia, quella edificazione scomposta di un Paese su basi moderne incomprese e su incompetenza stilistica, tanto denunciata dal regista durante i suoi ultimi anni di vita, quelli aggressivi e polemici delle Lettere Luterane e degli Scritti Corsari.

Lo sviluppo delle istituzioni dedicate ai beni culturali e il conseguente adattamento della normativa statale in merito, avrà sicuramente influito sulla salvaguardia di quella speculazione incontrollata, in particolare dopo la denuncia di Pasolini, se si considera il singolo caso di Orte. Come si diceva in principio, alcune porzioni dei profili sono state salvate: quello “perfetto” (come lo chiama lui stesso durante il cortometraggio), è praticamente salvo per intero se non si considerano quelle costruzioni che avvengono alla destra del vecchio acquedotto. Se si cominciasse a guardare gli altri profili e l’hinterland, invece, non si finirebbe mai di sporgere denunce etiche.

Certamente non sarà possibile tornare indietro. Sebbene si riuscisse a impostare la nuova urbs (quella della foto con i segni rossi di post-produzione) secondo un criterio geometrico, si giungerebbe comunque, in ogni caso, a scontrarsi con le edificazioni risalenti ai secoli scorsi, differenti per colori e materiali, oltre che per l’ovvia impostazione “rupestre” e per le troppo variabili forme dei singoli edifici, oggi mai uguali proprio per via della suddetta speculazione.

Il lavoro da regista e amante, è innegabile, delle sagome, lo portò indubbiamente a dare un peso maggiore alla questione di ciò che potrebbe uno di noi. Il vero problema risiede nel discorso del mantenimento dell’antico e nella prima impressione (di assoluta importanza!), oltre che del valore paesaggistico; se anche un disinteressato non ci facesse caso coscientemente, la sua idea e in conseguenza, mano a mano, la reputazione del paese deturpato, verrebbero a perdere vigore. Se si incontra una forma della città perfetta, anche l’individuo più lontano dai canoni estetici riesce a esserne colpito e a sentirsi in qualche modo emozionato.

La “forma della città” di Civita di Bagnoregio

Non è un caso che perle come Civita di Bagnoregio e Calcata siano tra le mete più gettonate, non in Italia ma nel mondo: perfette nel loro profilo perché prive di elementi di disturbo; con le loro forme sono in grado di sbalordire e di rimanere in mente, anche grazie a un “Antico” non “profanato” .

Fortuna che una meraviglia architettonica come Orte, se non fosse stata deturpata, avrebbe senz’altro potuto vantare.

Essere notata ed esaltata da un esigente come Pasolini non fu certo una casualità.
Il mondo ha bisogno di bellezza (pura e tangibile), oggi più che mai.

IL DOCUMENTARIO “LA FORMA DELLA CITTÀ”:

IL “PROFILO PERFETTO” DI ORTE NEL 2021:

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