Osire ha paura di raccontare tutta la verità. Per l’emozione ha dormito poco. Si è confidato a lungo con Matilde

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Una raffigurazione della Bella Galiana

Riassunto delle puntate precedenti: Galiana alla nascita è stata baciata dal sole e diverrà bella come il sole. Osire nella Carta Natale trova un aspetto planetario negativo e inquietante. Adesso dovrà comunicarlo al suo padrone e signore. Che farà?

Nel primo pomeriggio, come promesso, Rollando mandò il maggiordomo a chiamare Osire perché raccontasse, in presenza di Donna Costanza, cosa aveva letto nel tema natale di Galiana. Il matematico, quella notte aveva dormito pochissimo perché era stato per varie ore nella stanza di Matilde, a ripetere ad alta voce tutto quello che doveva dire al suo signore e padrone. Quando, nel pomeriggio, ricevette la visita del maggiordomo, che lo invitava a seguirlo fino ai piani superiori, si sentì molto emozionato ma felice. Chiese al servitore di attendere appena pochi secondi e, di corsa, si recò nella stanza accanto dove dormiva, leggeva, talvolta mangiava, altre volte riceveva visite: insomma nella stanza che era la sua “casa”. Qui si specchiò, mise a posto una ciocca di capelli che gli ricadeva scomposta sulla spalla, e si annodò più stretto il consunto fazzoletto blu, che portava sempre annodato al collo. Poi, dal primo cassetto del canterano, estrasse il cartiglio dove aveva disegnato il tema natale e, tenendolo con entrambe le mani, come se fosse molto fragile, si avviò, con passo trionfale, verso il corridoio, dove l’attendeva il maggiordomo.

Lo schema della Carta Natale

Con l’emozione che gli faceva battere il cuore all’impazzata, seguì il servitore su per la scalinata che conduceva ai piani nobili, dov’erano gli appartamenti dei padroni.

Arrivati al piano superiore  la scalinata confluiva in un’ampia anticamera adorna di vasi fioriti e d’arazzi persiani, dono di un principe orientale a Veralduccio dei Brettoni. Il maggiordomo fece cenno ad Osire di attendere, e si diresse, con andatura avvezza a calpestare la spessa guida di colore celeste, in seta e lana di Persia, che era distesa per il lungo corridoio, verso la stanza di Rollando. Giunto alla seconda porta che si apriva sul lato destro, il maggiordomo si fermò, si compose per un attimo e poi bussò discretamente una sola volta. Poi, si compose ancora una volta, come se quel semplice gesto di bussare avesse, in qualche modo, scomposto i suoi capelli, e la giacca di cotone a righe bianche e gialle, e rimase impassibile in attesa, come persona che conosce a fondo le abitudini del suo signore e padrone.

Lo stemma di famiglia

Infatti, dopo molti minuti che nell’attesa d’Osire sembravano ore,  la porta si aprì e apparve Messere Rollando che fece solo un cenno di assenso colla testa. Per Giovanni il maggiordomo, abituato a servire da anni in quella famiglia, quel cenno era un messaggio chiaro e completo. Il servitore ritornò quindi sui suoi passi verso Osire e lo invitò a seguirlo, fin dentro la stanza del suo signore e padrone. Il vano ove fu introdotto il matematico era spazioso e ben illuminato dal sole, che tracciava la sua parabola discendente nel cielo d’ottobre, velato da qualche nuvola sparsa. Sulla parete, opposta alla porta, una libreria di legno scuro, incorniciava un caminetto scolpito in peperino, dove ardeva un fuoco allegro e scoppiettante, che denunciava con tutto quel crepitio, l’essenza di castagno che stava bruciando. Davanti al caminetto c’era Donna Costanza e,  poco distante, la culla con dentro Galiana, guardata dalla fantesca Matilde, la più benvoluta della casa, che cullava la bambina cantando una filastrocca:

Quattro i castelli/Quattro le torri/Quattro gli anelli/Quattro i signori.

            I castelli sono belli/Le torri son rotonde/Gli anelli son gioielli/I signori son di Donde.

              Quattro le stagioni/Quattro le dita del nano/Quattro le magioni/Quattro i denari nella mia mano.

            Le stagioni son ribelli/Le dita han quattro colori/Le magioni son castelli/I denari son dei signori.

Osire si era fermato, come incantato, ad ascoltare la voce cantilenante della sua amica Matilde, e solo un leggero colpo di gomito del maggiordomo, lo fece tornare bruscamente alla realtà. Si guardò di nuovo attorno e, finalmente, vide il suo signore e padrone Rollando seduto dietro ad un tavolo coperto di cartigli, ammucchiati disordinatamente. Osire avanzò imbarazzato verso il tavolo, ove svettavano due candelieri d’oro a cinque braccia, perché era la prima volta che visitava la stanza, dove il nobile viterbese passava le ore quando stava in casa.            Rollando ruppe quel silenzio con un saluto all’indirizzo dell’astronomo: “Osire che tu sia il benvenuto. Io e mia moglie siamo curiosi di sapere che cosa hai letto negli astri, per nostra figlia Galiana”.  (Continua)

 

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