Ospedale San Camillo De Lellis, fuori la verità

Chi dice la verità e chi no, sul de Lellis? L’abile e coriacea direttrice generale, Marinella D’Innocenzo, oppure il comitato per il diritto alla Salute? Facciamo chiarezza.

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Ospedale-De-Lellis-Rieti

Chi dice la verità e chi no, sul de Lellis? L’abile e coriacea direttrice generale, Marinella D’Innocenzo, che da giorni distilla notizie di nomine di primari, assunzioni di infermieri, taglio dei tempi delle liste d’attesa, oppure il comitato per il diritto alla Salute, che il 21 febbraio scorso ha riunito centinaia di persone all’Alcli per gridare l’ennesimo allarme sul rischio smantellamento dell’ospedale provinciale?

C’è uno scarto tra la realtà rappresentata dalla direzione aziendale e quella raccontata dalle associazioni di volontariato (ma anche di alcuni primari importanti del de Lellis, presenti a quell’incontro) che inquieta. Stesso scarto si registra in cronaca, tra i giornali che una settimana sì e l’altra pure raccontano di attese inumane al Pronto soccorso, e visite specialistiche che si prenotano da un anno all’altro e lettere di malati che ringraziano per il buon trattamento ricevuto in questo o quel reparto.

E sullo sfondo il nodo ancora non sciolto sul de Lellis-struttura: il Ministero della Salute ha stanziato da un anno e mezzo oltre 70 milioni di euro per l’adeguamento sismico (segno che ce n’è molto bisogno!) mentre la città discute di farne uno nuovo, anche se di milioni ne servirebbero almeno il doppio. Ragionamento, per carità, anche razionale se non fosse che – anche qui – in un anno e mezzo non si è andati oltre la costituzione di un comitato e il solito gioco delle parti della politica.

Stesso balletto ad Amatrice, per ricostruire il “Grifoni”: la Regione – che può contare su uno stanziamento milionario del governo tedesco, che copre quasi metà della spesa – ha avviato le gare per la progettazione sul sito originario, ma sia in paese sia nella valle ci sono almeno dieci sindaci che da mesi sostengono che l’ospedale andrebbe ricostruito a Torrita, lungo la via Salaria, per essere non più un nosocomio “di paese” ma di “area vasta”.
Ora, la dialettica, lo scontro, sono il sale della democrazia ma al netto del tanto fumo vorremmo che fosse chiara una cosa: dietro la difesa di un ospedale non possono esserci i tatticismi di manager che dalla politica vengono e a quella ritornano o i carrierismi di qualche medico. Se davvero l’ospedale provinciale è a rischio di sopravvivenza – e potrebbe esserlo, visto quello che prevedono le leggi e gli standard nazionali e regionali – bisogna che la battaglia per mantenerne i servizi sia netta, chiara e soprattutto corale. Il 5 marzo ci sarà un consiglio comunale dedicato alla sanità, il secondo nel giro di pochi mesi. A quello precedente tutti o quasi applaudirono all’atto aziendale presentato dalla D’Innocenzo. C’è da sperare che almeno l’avessero letto prima e soprattutto l’avessero capito.

Ora ci risiamo: domani si rivà in scena. Se c’è un metodo che ci sentiamo di suggerire è l’einaudiano conoscere-per-deliberare. Prima ancora che di amministratori di destra e di sinistra, populisti e radical chic abbiamo un disperato bisogno di persone che conoscano le materie di cui parlano, sappiano orientarsi nel groviglio di leggi e leggine. E non ci prendano per il naso, su una questione cruciale come la sanità.

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