Palamara mette nei guai la Ferranti: “Lady Giustizia” alla sbarra come testimone

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Donatella Ferranti

Luca Palamara, dopo qualche giorno di quiete apparente, ha deciso di far scatenare la tempesta. L’ex presidente dell’Anm non ci tiene passare per la mela marcia che paga per tutti e stila una maxi-lista di testimoni da portare alla sbarra.

Sono 133 le persone inserite in questa sorta di libro nero: colleghi magistrati, politici, ex ministri e uomini del Colle. Tutti avrebbero giocato un ruolo più o meno marginale all’interno del “sistema delle correnti”.

Ci sono anche personaggi viterbesi tra i 133 nomi. Prima si pensava che i magistrati viterbesi legati al nome di Palamara fossero quelli del procuratore capo Paolo Auriemma e di Donatella Ferranti (ex deputata Pd, ex presidente della Seconda Commissione Giustizia della Camera dei Deputati e attuale giudice di Cassazione). Ci stavamo tutti sbagliando.

Nella lista dei testi Auriemma non viene citato, al contrario della Ferranti, che ora si ritrova una brutta gatta da pelare tra le mani. Gli altri due nomi viterbesi sono quelli del sostituto procuratore cittadino Franco Pacifici e quello di suo figlio Luigi, magistrato alla Procura di Tivoli.

La Ferranti, secondo le chat pubblicate da La Verità, avrebbe esplicitato a Palamara il proprio endorsement ad almeno tre magistrati.

Il 15 novembre 2017 inizia a spingere l’attuale avvocato generale della Cassazione Francesco Salzano, al telefono con Luca Palamara, spiega le sue ragioni: “Luca, mi dicevano – riporta La Verità – che c’erano perplessità da parte vostra (Unicost ndr), nel caso sarebbe la seconda ingiustizia nei suoi confronti, io c’ero quando dopo 6 mesi dovette lasciare la segreteria generale, proprio per la sua inadeguatezza a dirigere”. Il 4 marzo del 2018, propone il nome di Eugenio Turco: “Ha uno specifico interesse per la sezione di Viterbo, ti manderà un sms. E Palamara dà il via libera: “Ho visto Eugenio l’altro giorno e considerami al suo fianco”. E anche sulla nomina di David Ermini come vicepresidente del Csm dice la sua: “David è persona perbene, conoscitore delle cose della giustizia, buon carattere…”.

Anche “Lady Giustizia”, quindi, era coinvolta in quel più che discutibile meccanismo delle nomine su cui tutto il sistema di giustizia italiano si è retto fino allo scoppio dello scandalo. Ora sarà da vedere quale sarà la difesa di Donatella Ferranti.

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