Palazzo Sforza a Proceno, via al restauro delle parti crollate

L'ambizioso progetto è stato redatto dagli architetti Renzo Chiovelli e Vania Rocchi, coadiuvati dall'arch.Baldassarre e dall'ing. Maggi

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La facciata

Si terrà oggi pomeriggio alle 18,30 (n.d.r 13 agosto) a Proceno, la conferenza “Il Palazzo Sforza a Proceno svela la sua storia per il prossimo restauro: tra la “Setta sangallesca” Nanni di Baccio Bigio e …Michelangelo”.

Nel corso dell’appuntamento saranno forniti dettagli sulla storia del palazzo e l’imminente progetto di restauro che interesserà gli ambienti crollati nell’800.

 

 

 

 

 

LA STORIA

Il palazzo Sforza di Proceno fu iniziato a costruire nel 1550 circa, da parte del cardinale Guido Ascanio Sforza, dopo l’elezione a governatore di Proceno da parte del nonno materno, papa Paolo III Farnese.

Proceno faceva parte di una serie di possedimenti che gli Sforza avevano da quando Bosio I, sposando Cecilia Aldobrandeschi, era entrato in possesso della contea di Santa Fiora facendone uno Stato.

Guido Ascanio fece demolire il vecchio palazzo della Comunità di Proceno e al suo posto impianto un più ampio palazzo rinascimentale. L’architettura fu del fiorentino Giovanni Lippi, meglio conosciuto come Nanni di Biccio Bagio.

L’architetto studió una successione di spazio chiusi e aperti, fino a giungere ad un’ampia loggia che si apriva verso la campagna della Valle del Paglia. Questa parte posteriore del palazzo fu completata dal fratello del cardinale, Paolo marchese di Proceno.

IL PROGETTO DI RESTAURO

Due rovinosi crolli, avvenuti nel XIX secolo, hanno menomato il palazzo del loggiato posteriore e di parte della corte interna.

Il nuovo progetto di restauro, redatto dagli architetti Renzo Chiovelli e Vania Rocchi, coadiuvati dall’arch. Daniele Baldassarre e dall’ing. Claudio Maggi, intende ridare ‘vita’ al palazzo crollato, con un primo stralcio che riguarda una cosiddetta “ghost structure” in grado di preservare strutturalmente gli importanti ed imponenti resti architettonici della corte interna rinascimentale, di ripristinare funzionalmente l’originario apparato idrico del palazzo con le sue imponenti cisterne e di rivalutare uno spaccato di vita cinquecentesca del palazzo mediante lo scavo archeologico dei ruderi degli ambienti delle originarie cucine, che hanno conservato il loro apparato funzionale cinquecentesco.

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