Palmarola, conoscere i “caraibi de noantri”

L'Isola di Palmarola, una delle 5 isole che formano l'arcipelago delle Ponziane in Provincia di Latina, a 20 miglia dal Circeo e 36 da Anzio-Nettuno, una volta vista toglie la voglia di andare a cercare altri paradisi.

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Palmarola

Perché farsi 12\13 ore di volo per andare ai Caraibi, quando nella nostra Regione, ci sono isole migliori, e di molto, delle più “gettonate” del Golfo del Messico?

L’Isola di Palmarola, una delle 5 isole che formano l’arcipelago delle Ponziane in Provincia di Latina, a 20 miglia dal Circeo e 36 da Anzio-Nettuno, una volta vista toglie la voglia di andare a cercare altri paradisi.

Ve lo assicuro io, che per fortuna ho avuto occasione di visitare isole dei 5 oceani del globo, dalle gelate Svalbard, alle umide Malvinas, agli atolli delle Maldive alle ridenti della Polinesia nel Pacifico.

Palmarola catturò a suo tempo la meraviglia J.J.Cousteau che la battezzò: la più bella del Mediterraneo. Detta da un francese, poi!

Ma il grande uomo di mare che fu l’esploratore Cousteau fu riduttivo e forse sciovinista quando non disse che Palmarola era meglio delle Antille, di Tahiti, Bora Bora, Moorea passando per le isole Mascarene, tutte francesi del Pacifico. Perdoniamolo!

Lasciamo la polemica e descriviamo questa meraviglia.

L’isola di Palmarola è disabitata, tranne una modesta costruzione eretta negli anni 50 dal noto commerciante romano Domenico Rossi (il titolare dei Magazzini Rossi, leader a suo tempo nello Yacht chandler capitolino) che, appassionato di avifauna, qui osservava e cacciava gli uccelli di passo. Rossi, proprio a Palmarola, scrisse il noto libro scientifico “Come dove e perchè migrano gli uccelli”.

Ma Palmarola non è solo terreno di caccia ambito, ma ormai proibito, per la cattura delle quaglie di passo, ma anche per la presenza sul suo territorio accidentato di mufloni, che non senza difficoltà si possono vedere passando in barca sulle coste. Unica presenza di questo ovino sul continente

Accanto alla costruzione eretta dal Rossi, oggi ampliata e munita di eliporto e divenuta una villa della Famiglia Fendi, vi è un ristorante da sempre chiamato “O’francese”.

Fondatore ne fu un marittimo ponzese che lavorò in Francia. Al suo ritorno lo chiamarono O’ Francese. Il ristorante è attivo da oltre sessantanni.

Questo locale si apre nella baia che ormai ufficialmente porta il suo nome: Cala del Francese. Davanti c’è lo scoglio di san Silverio dove tradizione vuole che questo papa, fatto prigioniero ai suoi cupi tempi medioevali, era solito sostare in meditazione. Ogni anno, il 20 giugno, si celebra ai piedi di questo grosso faraglione, con solo accesso dal mare, una santa Messa cui assistono i fedeli in barca venuti da Ponza.

Proseguendo il giro dell’isola, praticabile solo in barca, sul lato a sud dell’Isola, davanti a due maestosi scogli (uno terzo franato anni fa) si apre una grande baia chiamata “Cala Mezzogiorno”. Accecanti le pareti di pomice bianca. Sulla parte a destra, vedendo dal mare, si possono vedere delle piccole aperture. Sono le finestre di una casa-grotta ipogea scavata come buen retiro dalla nota famiglia industriale dei Ghira. Girando l’isola in senso antiorario, dopo aver superato la secca Mariolo (barche attente, ci sono solo 30 cm. di acqua !) si naviga verso nord verso lo scoglio Spermaturo, nomen omen per la sua particolare eretta struttura fusiforme. Alla sua base, un sistema di grotte visitabili in apnea.

All’estremità nord le cd. Cattedrali. Infatti, per un giuoco di forme create dai piroplasti all’epoca della formazione vulcanica, ampie grotte con aperture alte circa 30 metri ricordano le strutture di cattedrali gotiche.

Per chi ha la barca, il pernotto alla Cala del Francese è porto sicuro, meno quello di Cala Mezzogiorno per la solita brezza notturna da levante che caratterizza le notti Ponziane.

Anche per chi non ha proprio barca, la gita a Palmarola non è negata.

Dal porto di Ponza e da quello di Cala Feola, partono in continuo battelli, che fanno sosta alla Cala del Francese non senza fragore e schiamazzo dei partecipanti.

Molti fanno pic-nic sulla spiaggetta, tutti il bagno, qualcuno al ristorante O’Francese gusta pesce pescato la mattina stessa.

Beh. non ho mai trovato nelle centinaia di isola che visitato nel mondo tutte queste cose insieme.

Godiamoci il nostro Lazio, stracciamo quest’anno i nostri passaporti per l’estero !

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