Il ristoratore viterbese, presidente del Mio Italia, sotto al Ministero dell'Economia e Finanze insieme a decine di lavoratori appartenenti al mondo della ristorazione

Paolo Bianchini guida la rivolta dei ristoratori sotto il Ministero: “Ci avete preso a pizze, aiutateci a non morire”

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Paolo Bianchini durante la manifestazione dei ristoratori

“Gli impiegati vanno in smart working e invece per noi non è prevista nessuna tutela, se non la chiusura degli esercizi. Aiutateci a non morire”. Questa è soltanto una delle tante dichiarazioni rilasciate dalle decine di ristoratori che oggi si sono recati sotto al Ministero dell’Economia e delle Finanze per chiedere al Governo di non uccidere definitivamente il loro settore.

Quello organizzato anche dal viterbese Paolo Bianchini, presidente del Movimento Imprese Ospitalità, è stato sostanzialmente un flash-mob in cui i ristoratori hanno simbolicamente consegnato delle pizze in via XX Settembre, sede del Mef. A farli scendere in piazza le regole poco chiare contenute nel nuovo Dpcm e le ormai quasi inevitabili chiusure anticipate dei locali. Un altro lockdown potrebbe infatti, statisticamente parlando, far chiudere le attività rimaste, causando una crisi senza precedenti per i settori della ristorazione e dell’ospitalità.

“Siamo qui per denunciare lo stato di abbandono nel quale si trova il comparto della ristorazione dei bar e dell’ospitalità in genere”. E su questo c’è poco da dire, dato che i manifestanti ancora stanno aspettando la cassa integrazione per i dipendenti, ferma ad aprile, il credito d’imposta e, soprattutto, l’erogazione dei tanto decantati ristori economici promessi da Giuseppe Conte “in tempi rapidi” ed invece mai arrivati.

Anche una curiosità legata proprio al premier: sotto il Mef c’era anche il suo pizzaiolo di fiducia, ovvero Carlo Muzi, che ha dichiarato ai microfoni di Repubblica che “Lui (Conte n.d.r.) continua a venire, ma il problema non è lui, è il Paese”.

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