Paolo Pelliccia e la cittadella della cultura

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Viterbo- Nell’immenso palcoscenico della cultura, il dott. Paolo Pelliccia è attore globale. Per il commissario straordinario della Biblioteca Consorziale di Viterbo il governatore regionale e il bambino della scuola primaria sono target diversi di una medesima strategia promozionale: se la lettura è un indicatore del grado di civiltà di una nazione allora su questo obiettivo occorre comporre una sinergia in cui ciascuna persona rechi il proprio contributo.  La storia personale di Paolo Pelliccia è legata, con grande passione, alla donazione;  è improntata sul motto del “donare per aiutare” e volta dalla parte delle persone semplici in difficoltà. Di qui la necessità di progetti sociali con diverse organizzazioni.

La direzione verso cui procedere verso un percorso culturale ad ampio raggio sotto questa ottica è la “cittadella della cultura” .
Attualmente non abbiamo un sistema integrato per l’incentivazione della lettura e scuole, biblioteche, librerie, editori, negozi etc. agiscono ma non interagiscono. Persino gli autori, quando scrivono, non avvertono di essere parte di una rete e la loro preoccupazione principale è quella di trovare un editore.

In pochi decenni è cambiato radicalmente lo scenario; un tempo la lettura era un’attività perlopiù praticata dalle élite sociali; oggi che tutti hanno potenzialmente accesso al libro e alla lettura siamo letteralmente allagati da un sovraccarico informativo dominato dall’immagine. Il programma “Blob” di Rai3 è la plastica rappresentazione di questo sovraccarico mediatico: il montaggio accelerato e incoerente di spezzoni filmati differenti tenuti insieme da nessuna logica è il paradigma perfetto dell’onda mediatica.

Il rischio però è il consumo e l’alienazione.
Occorre essere consapevoli in partenza che la supremazia dei media deriva da un enorme vantaggio sul libro: i media contemporanei sono di gran lunga più economici rispetto al procedimento di lettura che necessita di isolamento, concentrazione, decodificazione del messaggio, memorizzazione e rielaborazione; per quale motivo dovrei dedicarmi all’impegnativo procedimento di lettura quando posso comodamente guardare un canale mediatico che riversa immagini e sonoro praticamente a ciclo continuo? Talmente comodo che concilia anche il sonno; specialmente se sono seduto su una comoda poltrona. Meglio delle benzodiazepine.
I media contemporanei stravincono la concorrenza del libro semplicemente perché sono più economici in termini di impegno mentale. Sfortunatamente sono anche a rischio di manipolazione, come tutti vediamo dalle fake news circolanti in abbondanza e dalla pubblicità sempre più invasiva.

Ma una civiltà che degrada la lettura al rango di dio minore è una civiltà senza futuro ed è esattamente in questo snodo che emerge il paradigma di Paolo Pelliccia: la biblioteca deve essere anche multimediale e dedicata ai ragazzi, che hanno fame di sapere; deve non soltanto smistare libri ma fare rete e andare a intercettare il lettore accogliendolo in un ambiente gradevole e gratificante.
Fortunatamente il libro riconosce due potenti alleati: la motivazione e la gratificazione di ritorno derivante da una buona lettura e motivazione e gratificazione dovrebbero essere due istanze sempre presenti nelle contrade della cittadella della lettura.

Non è facile realizzare un lavoro sinergico di riqualificazione con pochi soldi a disposizione.

Investire sulla cultura equivale a investire sul futuro della società.

Lo sa bene Paolo Pelliccia che ha avviato l’indicizzazione dei manoscritti giacenti negli archivi della Biblioteca, cui stanno lavorando diversi archivisti; ci sono addirittura autografi di Vittoria Colonna, di Giacomo Leopardi, di Canova.

Paolo Pelliccia ha inoltre messo a punto alcuni importanti progetti di collaborazione coinvolgendo altre istituzioni, ricorrendo a donazioni di privati, coltivando la volontà di fondere le due biblioteche storiche di Viterbo, una delle quali versa da tempo in stato di abbandono, come era fino a qualche tempo indietro, la biblioteca di viale Trento.

Noi ragazzi di qualche anno fa, ricordiamo ancora perfettamente negli anni 80-90 fino ai primi del 2000, la biblioteca vecchia, fatiscente e polverosa dove andavamo costretti da genitori e professori, a consultare o a prendere in prestito i libri.

Poi, grazie a Paolo Pelliccia, la biblioteca è diventata un luogo accogliente, coinvolgente, ricco di iniziative, rinnovato,  luminoso e colorato.

Nei corridoi, immagini di personaggi della cultura mondiale; all’interno sale ampie, moderne comode e colorate, come amano i  ragazzi; c’è inoltre una sala dedicata alle proiezioni cinematografiche, agli incontri e ai convegni culturali.  Tanti i  libri, tutti catalogati e ordinatamente disposti in scaffali aperti con dipendenti disponibili e attenti.

A settembre ci sarà la presentazione del progetto che cambierà il volto di palazzo Santoro, realizzando al contempo  la riqualificazione urbana di una parte del centro storico, fra cui Campo Boio. Sarebbe bello vedere nascere la nuova biblioteca degli Ardenti con ascensori, bagni, impiantistica, moderni arredamenti interni, eliminando ogni barriera architettonica e sistemando la parte abbandonata che si trova dietro l’edificio Inps e i resti di alcune case distrutte dai bombardamenti.

Un sito da ricostruire che dovrebbe affiancare la vecchia biblioteca e farne un luogo di incontro e di studio per i giovani; un progetto nel quale si è cercato di coinvolgere anche Renzo Piano.

Il polo unico delle biblioteche, con la cittadella della lettura, non è un obiettivo irraggiungibile. Viterbo lo merita.

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