Papa Alessandro IV portò a Viterbo 2.500 persone tutte stipendiate. E fu ricchezza per la città!

Infatti, egli si era reso conto personalmente, che la nostra città offriva grandi vantaggi anche per la Curia, non soltanto per il clima benevolo durante i mesi estivi, ma anche per le sue capacità di buona accoglienza e di approvvigionamento alimentare.

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In virtù di due stagioni estive, quella del 1207 e quella del 1209, che Innocenzo III trascorse nel Palazzo Vescovile di Viterbo, tutti lo chiamavano ormai “il palazzo del Papa”. Questa permanenza aveva rivelato al Pontefice, che Viterbo aveva tutte le caratteristiche per ospitare un Papa.

Infatti, egli si era reso conto personalmente, che la nostra città offriva grandi vantaggi anche per la Curia, non soltanto per il clima benevolo durante i mesi estivi, ma anche per le sue capacità di buona accoglienza e di approvvigionamento alimentare. La città era infatti, bene organizzata e poteva dare ospitalità senza alcun problema, ai funzionari dei vari organismi della Curia, della cappella papale, della Corte pontificia, e anche a tutti coloro che erano al seguito di questi organismi, per seguire i processi o ricevere favori.

E’ anche da considerare come la città, in pieno sviluppo economico, fosse situata sulla Via Francigena, la grande strada di comunicazione, che facilitava le relazioni dirette con l’Italia del Nord e con l’Europa.

Il titolo di “palazzo del Papa” dato all’Episcopio, sarà come un vaticinio per Viterbo, perché il sommo Pontefice in quegli anni, aveva anche la necessità di permettere alla Curia una certa stabilità residenziale, in una prospettiva di alternanza tra Roma e le altre città dello Stato pontificio.

Nel 1255 i cronisti di Viterbo parlano del progetto di costruire un palazzo nuovo “… affinché il sommo Pontefice venga a stabilirsi a Viterbo”.

Mentre a Roma regnava Papa Alessandro IV (1254-1261), a Viterbo il Podestà e il Capitano del Popolo, dettero inizio ai lavori per la trasformazione del Palazzo dell’Episcopio, in un vero e proprio Palazzo Papale.

Intanto nella città eterna, con la scelta fatta a furore di popolo di farsi governare da un senatore, il Papa non si sentiva più sicuro e protetto, specialmente dopo che a Senatore era stato eletto il ghibellino bolognese Brancaleone degli Andalò, uomo deciso e di azione. Esaminando attentamente la realtà dei fatti al Papa Alessandro IV, non rimaneva che la strada dell’esilio e, per nostra fortuna, decise di venire a Viterbo, trasferendo oltre alla residenza papale anche quella della Curia e della Corte pontificia.

Fu così che improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno, arrivarono a Viterbo circa duemila e cinquecento nuovi residenti, tra i quali oltre al Papa, dobbiamo annoverare Cardinali, Vescovi, Abati, Monsignori e tante altre persone, le più povere di queste percepivano un ricco stipendio. Con questa trasfusione di persone con buon livello economico, la città progredirà con un impulso nuovo, come non le era mai accaduto. Il suo aspetto modesto di comune con economia prettamente agricola, subirà un cambiamento radicale che la trasformerà.

Dopo il Papa e il suo seguito, arrivarono a Viterbo anche tanti ordini religiosi, che scelsero di trasferirsi, per stare vicini al vicario di Cristo. E poi oltre a questi, c’era un afflusso continuo di visitatori e tra questi legazioni, ambascerie, un numero elevato di pellegrini. Tutti giungevano qui per vedere il Papa. L’avvento della residenza papale, incise subito profondamente nel tessuto economico viterbese, che risentì immediatamente gli effetti positivi dell’apporto di nuova ricchezza. A poco a poco, il nuovo benessere penetrerà tra tutti i ceti sociali, e avvierà anche un processo di abbellimento cittadino, che si concretizzerà con la costruzione di nuovi monumenti, nuove chiese e  nuovi palazzi.

Sulle principali piazze poi, si edificheranno le caratteristiche fontane a fuso, esempio mirabile di architettura, rivolta sia all’eleganza dell’ambiente urbano, sia al soddisfacimento del bisogno primario di tutti i cittadini, che era l’approvvigionamento di acqua potabile.

Tutto affinché la dimora dei pontefici nella nostra città, durasse il più a lungo possibile, anzi non finisse mai. Questa però era solo una pia illusione dei Viterbesi, che sognavano ad occhi aperti, credendo che quel periodo d’oro, potesse durare in eterno.

Questo importante trasferimento cambierà anche le abitudini e la vita di tutti gli abitanti di Viterbo. Infatti, nelle pagine della nostra storia di quel periodo, scompariranno le cronache di sangue per le lotte tra le opposte fazioni. Inoltre non ci saranno più tutte le rivalità con i paesi del contado e, cosa quasi incredibile, taceranno anche le secolari inimicizie con i Romani.

Lo spazio di cronache litigiose e talvolta anche delittuose, lasciato libero dai Viterbesi, sarà però occupato dalle discordie, dalle lotte di potere e dalle manovre dei Cardinali, durante le elezioni dei nuovi papi. Grande risalto, in quelle pagine di storia, sarà riservato anche alle intromissioni nei conclavi da parte di Carlo d’Angiò, sempre pronto a soffiare sul fuoco delle discordie, pur di ottenere che sul soglio di Pietro salisse un Papa francese.

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Quattro papi trovarono sepoltura in Viterbo e ben sei furono eletti al soglio di Pietro. Cinque  regnarono e uno, Vicedomino Vicedomini, morì la notte stessa dell’elezione. Le nostre cronache di quel periodo parleranno ancora di come sovrani importanti, venissero anch’essi in Viterbo, ad aiutare Carlo d’Angiò. La specialità di Re Carlo era quella di soffiare sul fuoco delle discordie, all’interno del sacro collegio, per trarne vantaggi politici, attraverso l’elezione di un papa francese.

La ricchezza che era arrivata a Viterbo attraverso il Papa, la Curia e la Corte pontificia e tutti i componenti le numerose “familie”, aveva operato il miracolo di cambiare profondamente Viterbo.        La città si era trasformata in ricca e opulenta, e non c’era più nessuno che avesse voglia di litigare. Tutti i Viterbesi erano stati presi da questo vortice di grande richiesta di ogni genere. Dal pane, alla carne, alla selvaggina, al pesce, al vino, agli ortaggi, alla canapa e al lino, c’erano richieste così copiose, che facevano contenti tutti indistintamente, dal popolo all’aristocrazia.

In tutti i Viterbesi c’era la volontà di riuscire ad avvantaggiarsi in questa nuova opulenta situazione economica, che creò tanti nuovi ricchi.

Gli abitanti di questa città lavorarono tutti insieme senza sosta per accrescere le comodità e lo splendore di Viterbo, sicuri che avrebbero convinto a sempre più lunga dimora, quegli ospiti importanti, dai quali discendevano privilegi per il Comune, e opulenza poderosa di denaro, per i commerci e per ogni altra attività cittadina.

Il Papa, oltre a trasferire la sua residenza a Viterbo, con la Curia e la Corte, aveva anche portato in questa città, una schiera numerosa e importante di persone come Cardinali, Uditori, Cappellani, Penitenzieri, Bollatori, Elemosinieri, Camerarii e Correttori. Tutti uomini colti con situazioni economiche privilegiate, e senza alcun problema nello spendere.

Poi c’erano un gran numero di Sergenti, Mazzieri, Ostiarii e Marescalchi che seguivano da vicino la Corte papale e quella dei Cardinali. Tutti questi nuovi arrivati, profondevano denaro a piene mani e contribuivano in maniera determinante, al benessere dei Viterbesi e all’opulenza economica della città.

Le nuove presenze fecero crescere a livello esponenziale tutti i commerci, gli affitti, gli affari di chi prestava moneta e in special modo gli affari della famiglia Gatti, che gli storici definiscono la prima banca di Viterbo, e che ebbe il monopolio in quest’attività per lungo tempo. Infatti, finché la famiglia Gatti svolse queste funzioni, in città non nacque nessuna arte del cambio.

Giovanni Faperdue

 

 

 

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