Paperoni di tutto il mondo, preparatevi: sta per iniziare l’asta del secolo!

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Una dimora storica che incanta,
la storica villa cinquecentesca che sorge nel centro di Roma, il Casino dell’Aurora,
l’unica dimora al mondo a possedere un dipinto murale di Caravaggio, il quale dipinse solo quadri da cavalletto e pale d’altare.

La villa custodisce grandi opere artistiche: la sala a grottesche, il Carro dell’Aurora del Guercino, un capolavoro del maestro emiliano, le lunette con le Allegorie del Giorno e della Notte, gli affreschi di Agostino Tassi e i Paesaggi di Paul Bril e Domenichino. Al piano nobile Gli Elementi e l’Universo con i segni zodiacali del Caravaggio.

La dimora, che fu residenza del principe Nicolò Boncompagni Ludovisi, non è aperta al pubblico; lo fu in concomitanza con la mostra su Caravaggio durante la quale sono state organizzate delle visite guidate.

Caravaggio (con la particolarità del sesso di Plutone esibito in primo piano nel dipinto) e poi 2.800 metri quadri che contengono all’interno anche superfici affrescate da Guercino, voluti dalla famiglia Ludovisi, mentre il dipinto di Caravaggio (che non è un affresco, bensì un olio su muro intonacato, dipinto intorno al 1597 e raffigurante Giove, Nettuno e Plutone) fu commissionato all’artista dal suo grande protettore e collezionista, il cardinal Francesco Maria del Monte, che fu il primo proprietario del Casino.

L’ingresso, a Roma, è in Via Lombardia e non sembra particolarmente illustre: fra la miriade di bei palazzi nella zona non fa pensare che proprio lì ci sia qualcosa di unico e fenomenale.

La terza moglie del principe Nicolò Boncompagni Ludovisi, Rita, sembra una donna rinascimentale. Gli anni successivi alla morte del suo amato marito, il principe Nicoló Boncompagni Ludovisi, sono stati pieni di attacchi continui del Tribunale.

Nonostante tutto, lei continua a promuovere tenacemente suo marito e l’eredità della famiglia Boncompagni Ludovisi. Ha trascorso sette anni a supervisionare la digitalizzazione dell’archivio millenario di una famiglia importante non solo per la storia di Roma, ma per quella italiana. È stata completata la digitalizzazione di più di 150.000 preziosi documenti storici.

La splendida villa Nicolò-Boncompagni Ludovisi sta per essere messa all’asta.

L’asta telematica si svolgerà dal giorno 19 gennaio 2022, con offerta minima stabilita, e che il tribunale è obbligato ad accettare, pari a 353 milioni.

I rilanci partiranno da un minimo di un milione e gli aspiranti acquirenti dovranno depositare subito il dieci per cento dell’offerta.

Nel caso all’asta non partecipasse nessuno, si procederà con vendite successive a valore di stima decurtato del venti per cento.
È stata definita già “l’asta del secolo”.

L’asta, decisa dal Tribunale di Roma, è la conseguenza di una lunga disputa ereditaria tra gli eredi del principe Nicolò Boncompagni Ludovisi, discendente dei papi Gregorio XIII e Gregorio XV, scomparso nel 2018: la sua terza moglie Rita e i figli nati dal primo matrimonio. Un pignoramento, su una parte della proprietà che nessuno degli eredi è in grado di sostenere economicamente è stato alla base della decisione di procedere all’incanto.

Ciò è sufficiente a giustificarne il valore d’asta: 471 milioni di euro, per la vendita del Casino dell’Aurora, gioiello sopravvissuto di quella che fu la celebre Villa Ludovisi, demolita alla fine dell’Ottocento e con l’immenso parco lottizzato per costruire un intero quartiere della Capitale, sito intorno a via Veneto.

Paperoni di tutto il mondo affrettatevi dunque, perché l’asta del secolo sta per cominciare. È questo il senso delle email inviate nelle scorse settimane a circa 20.000 indirizzi di posta elettronica che fanno riferimento agli uomini più facoltosi della Terra e alle più esclusive società di intermediazione immobiliare.

Tuttavia lo Stato italiano, trattandosi di un bene culturale pluri-vincolato, potrebbe esercitare il diritto di prelazione, come stabilito dalla legge.

Già è successo in passato che alcuni edifici importanti sono stati acquistati dal governo dai discendenti di nobili famiglie, da Palazzo Chigi a Palazzo Barberini.
Sarebbe auspicabile che succedesse così anche stavolta.

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