Paradigma Brazzò: miracolo al Campidoglio

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Uno dei temi più ricorrenti nel dibattito culturale contemporaneo è quello della cosiddetta “funzione sociale” dell’arte. Se avete mancato l’appuntamento del 23 ottobre al “racconto per eventi”, ideato e organizzato da Anna Maria Brazzò alla sala della Protomoteca del Campidoglio di Roma vi siete persi un bel pezzo di narrazione su questo importante argomento. In realtà la locuzione “funzione sociale” è, quantomeno, riduttiva dovendosi parlare piuttosto di “funzione antropologica dell’arte”.

La concezione moderna di “arte” si è venuta sviluppando per merito soprattutto del Rinascimento italiano ma si tratta di una fenomenologia molto più antica, che ha accompagnato l’ascesa dell’Homo sapiens praticamente dal suo nascere, quando ha sviluppato e rappresentato le prime forme cognitive astratte e cominciato a dipingere e decorare caverne, vasellame e a forgiare monili, gioielli e abiti. Da allora l’arte è stata l’intima compagna di viaggio dell’avventura umana e di questo si è avuta chiara percezione all’evento del 23. Contravvenendo ai tradizionali canoni della ripartizione fra arti visive, arti plastiche, musica, danza etc. Anna Maria Brazzò ha esibito l’intera tastiera espressiva dell’arte mettendo in scena un’intensa partitura dove musica, danza, pittura e moda hanno ricostruito il profilo del rapporto dell’uomo con l’arte, convertendo la storica sala capitolina in galleria di format artistici. Sfortunatamente le restrizioni derivanti dall’epidemia di ritorno hanno obbligato Anna Maria Brazzò ad effettuare vere e proprie acrobazie, limitando presenze, tagliando tempi e articolando le location. L’evento, l’ultimo dopo le nuove restrizioni decretate dal Governo, è stato un vero miracolo di forza di volontà, impegno, entusiasmo e costanza nel voler rendere omaggio all’Arte e alla Bellezza, le uniche che possono salvare il mondo.

La vulcanica Anna Maria Brazzò è stata l’artefice di questo miracolo.
Non per obbligo di cronaca ma per riconoscimento di valore è opportuno citare gli artisti complici della Brazzò: le intense spirali vocali delle cantanti Anna Bruno e Francesca Violo e le rapide modulazioni acustiche del violino di Anton Xhanxhafili; le sintassi cromatiche affioranti dai quadri di otto importanti pittori selezionati e presentati dal critico d’arte Pasquale Di Matteo, molto apprezzato per la sua capacità di cogliere e tradurre verbalmente l’anima delle opere. Hanno prestato il loro corpo alla danza Eva La Certosa, musa, insieme alla Brazzò, dell’evento, Sergio Tirletti (look maker delle dive e artista della Bellezza) e il maestro di Tango Antimo Puca. Alla bella Eva La Certosa è stato affidato anche il delicato compito di fare la “Beatrice” dell’evento, annunciando e presentando i protagonisti; un compito disimpegnato con avvenente semplicità.

Per le richiamate restrizioni la parte dedicata alla moda si è dovuta trasferire alla Galleria Sallustiana Art Today di Francesca Triticucci dove hanno sfilato le creazioni dello stilista Cheren Hesse Surfaro e gli abiti da sposa di Rosa D’Agostino (“Spose di Pamy”).
Poiché un evento tanto articolato e vincolato non può riuscire senza un’accurata organizzazione in grado di contemperare i fluidi bioritmi dell’arte con le contingentazioni dei tempi e degli spazi ai tempi del Covid, una citazione speciale è dovuta a Big Eventi Show di Luana Faraglia; organizzatrice di eventi di qualità a livello nazionale.

Presenti anche monsignor Jean Marie Gervais, prefetto della Basilica di S. Pietro e il consigliere capitolino Maurizio Politi.

Il tutto racchiuso fra due tagli da parte della splendida “regista” Anna Maria Brazzò: il taglio del nastro al momento dell’ingresso degli invitati e il taglio finale della torta; cui è stato consegnato il compito di completare il circuito sensoriale.

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