Parità di genere: l’insegnamento di Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti

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Oggi uno degli argomenti che tiene banco, oserei dire per la prima volta, è la parità di genere, e l’importanza che le donne ricoprano ruoli apicali in ogni ordine e grado. Tutti i partiti ne fanno una bandiera, dimenticando che molte donne sia in Italia che nel mondo hanno già fatto la “storia”.

In questo contesto mi piace ricordare alcune di queste donne, partendo dalla grande Liliana Segre e da alcune delle sue profonde riflessioni.

La senatrice a vita ha portato la sua testimonianza al Memoriale della Shoah di Milano, in occasione dell’evento, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, che ricorda la deportazione degli ebrei meneghini dal Binario 21.

«Quando i violenti erano aiutati dai fascisti, ci guardavamo intorno e sentivamo le urla e le grida in italiano. Erano i nostri fratelli – ha raccontato – Quando ci hanno spinto nei vagoni e sigillati, ognuno piangeva con le lacrime dell’altro. Il giorno dopo ero già una ragazza vecchia, che cercava di non sentire e non vedere. Cominciavo a sforzarmi di sottrarmi alla disperazione e cercavo di avere quella forza che hanno gli adolescenti, che sono fortissimi e possono cambiare il destino loro e dei loro genitori, spesso deboli».

«Eravamo merci, vitelli destinati al mattatoio. Nessuno ci ha fermato per strada – ha proseguito, ricordando quei terribili giorni – quando con i camion ci hanno portato alla stazione per essere deportati. Sono stati i detenuti che ci hanno dato l’ultimo saluto di grande umanità. Quei detenuti ci hanno fatto sentire ancora delle persone».

«Mi voglio occupare oggi che siano vaccinati i detenuti di San Vittore, perché io sono stata 40 giorni in quelle celle, anche se oggi sono state rinnovate», ha sottolineato la senatrice a vita, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, nella giornata del ricordo della deportazione, – il 30 gennaio 1944 – degli ebrei milanesi. Adesso Liliana Segre è stata eletta all’unanimità presidente della commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. La commissione era stata istituita nell’ ottobre 2019. «Sono profondamente emozionata – ha detto dopo la sua elezione – mi faccio da sola un grande coraggio per iniziare questo percorso, visto che ho 90 anni». C’è da giurare che la neo-presidente, portentosa novantenne, darà il massimo in quell’ incarico.

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