Un importante traguardo per le donne lavoratrici, ora occorrono 30 giorni per la promulgazione come legge dello Stato

Parità salariale, via libera all’unanimità dal Senato al disegno di legge

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E’ passato quasi in sordina un provvedimento che invece segna un grande traguardo per il superamento delle diseguaglianze di genere: la parità salariale tra uomo e donna.

Ieri la commissione Lavoro del Senato ha approvato il testo unificato sulla parità di opportunità che sarà a breve legge dello Stato italiano.

E la scarsa risonanza data al provvedimento – nonostante costituisca una svolta importante per il pari riconoscimento economico e di carriera, a parità di mansioni e ore lavorate, alle donne lavoratrici – la dice lunga su come la maggior parte della politica preferisca indugiare su questioni ideologiche divisive che consentono a ogni partito di urlare i propri slogan ottenendo più visibilità a livello individuale.

Le relatrici della legge alla Camera e al Senato Chiara Gribaudo e Valeria Fedeli spiegano: “Nel merito la legge si basa su due capisaldi fondamentali, rispetto della parità di genere in tutte le scelte che riguardano lavoratrici e lavoratori e trasparenza”. “Le aziende sopra i 50 dipendenti dovranno infatti compilare un rapporto sulla situazione del personale che conterrà molti indicatori, dai salari agli inquadramenti, dai congedi al reclutamento. L’elenco delle aziende che trasmetteranno il rapporto, e quello di chi non lo trasmetterà, sarà pubblico, e i dati saranno consultabili dai lavoratori, dai sindacati, dagli ispettori del lavoro, dalle consigliere di parità con sanzioni fino a 5mila euro per mancata o fallace trasmissione dei dati”.

Un primo passo avanti che tra l’altro ha fatto segnare quasi un record: nel passaggio dalla Camera al Senato l’approvazione del disegno di legge ha infatti impiegato meno di 15 giorni.

Tempi celeri quindi però ora, perché i ‘benefici’ diventino concreti, occorre attendere la promulgazione della legge – che dovrebbe avvenire entro 30 giorni dall’approvazione parlamentare – che spetta al Presidente della Repubblica.

 

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