Foibe e Casa Pound, il commento del direttore

“Partigiani titini infami e assassini”: non mi vergogno di essere d’accordo!

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“Partigiani titini infami e assassini” recita il durissimo manifesto che Casa Pound ha affisso in cento città italiane in occasione della celebrazione del Giorno del Ricordo dei martiri – italianissimi – delle foibe, vergogna del regime comunista jugoslavo di cui per mezzo secolo la Repubblica nata dalla Resistenza si era bellamente fregata! Finalmente, da alcuni anni, la cortina dell’ omertà e del silenzio è stata prima incrinata, poi frantumata in mille pezzi. Ma, purtroppo, l’ ipocrita e fazioso negazionismo anti-patriottico di certa sinistra si insinua ancora nelle pieghe di quel nuovo senso di solidarietà che si va diffondendo e non si contano, in questi giorni, gli episodi di profanazione e di disprezzo del calvario subìto da migliaia e migliaia di nostri connazionali perseguitati, trucidati e costretti a lasciare le proprie case e le loro radici. Sofferenza, tanta sofferenza. Che va onorata e riconosciuta! Per questo siamo schifati nei confronti di coloro che trattano infoibati e sfollati di Istria e Dalmazia alla stregua di “nazifascisti” meritevoli solo di insulti e anatemi.

Ed è per questo che abbiamo deciso di dare spazio e risalto a quella frase fortemente accusatoria che Casa Pound ha scelto per rammentare a tutti gli italiani chi erano i partigiani del regime titino: “infami e assassini”, appunto. Dal movimento della “tartaruga frecciata” ci separano, beninteso, mille cose: nella sostanza e nei toni. Ma perché non avere il coraggio – su un singolo tema – di condividere un sentimento e uno slogan che viene da questa discussa organizzazione politica? Si’, sulle foibe la pensiamo allo stesso modo di Casa Pound. La stessa indignazione e lo stesso desiderio di tenere accesa la torcia dell’italianità, naturalmente senza alcun proposito di vendetta. Poi, su moltissime altre cose, non siamo d’ accordo con loro e mai lo saremo. Ma vogliamo essere intellettualmente onesti: a ciascuno il suo. E in questo caso hanno ragione.

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