Passeggiata tra vicoli e storia con Giovanni Faperdue e Giulio Febbraro

Si parte dal monastero di Santa Rosa, luogo amato e frequentato dai viterbesi, per ripercorrere non solo la storia della Santa, ma anche la vita passata della nostra cittadina

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Una bella serata a Viterbo, la serata dell’eclissi di luna. Calda ma non troppo. Affollata ma tranquilla. I monumenti sembrano osservare silenziosamente i passanti, muti testimoni della storia di una grande città. Proprio alla storia di Viterbo è stata dedicata la serata del 16 luglio 2019. Chi meglio dello storico nato e vissuto a Viterbo, che alla città e al suo glorioso passato ha dedicato ben nove libri, avrebbe potuto illustrare aneddoti, particolari, segreti e curiosità al gruppo che, riunito dal sempre attivo Giulio Febbraro (Viterbo Trekking), ha trascorso questa serata passeggiando al centro e arricchendo le personali conoscenze sulla Città dei Papi? Si parte dal monastero di Santa Rosa, luogo amato e frequentato dai viterbesi, per ripercorrere non solo la storia della Santa, ma anche la vita passata della nostra cittadina, passando per piazze, vicoli strade, che talvolta, persino i viterbesi, spesso percorrendoli in automobile, non conoscono né hanno il tempo di soffermarsi sui particolari. Quante cose si notano camminando insieme a piedi, in gruppo, con una guida attenta a spiegare ogni momento storico e ogni particolare.

Dal monastero di Santa Rosa alla sua casa, alla chiesa della Crocetta. Il 4 Settembre 1258 papa Alessandro IV, accompagnato da quattro cardinali diede ordine di eseguire la traslazione della salma intatta di Santa Rosa dalla modesta sepoltura della fossa comune di Santa Maria del Poggio al Monastero della Clarisse, che poi prese il nome di colei che i Viterbesi chiamano “la Santa Bambina”, morta a soli 18 anni, nel marzo 1251. Si narra che il pontefice, recatosi nel luogo della sepoltura della giovane viterbese, non riuscisse a individuare il punto preciso dove era quel corpo riposto nella terra. D’un tratto dal terreno, spuntò una rosa, che indicò il luogo dove iniziare lo scavo per disseppellire Rosa.

Il semplice baldacchino, sul quale venne effettuata la traslazione, crebbe con gli anni in ricchezza di particolari, strutture sempre più originali e artistiche aggiuntive e altezza. Con il tempo, una statua della Santa sulla sua sommità sostituì la processione con il corpo, che venne conservato nella Basilica a Lei dedicata, e la celebrazione venne divisa in due distinti momenti: il pomeriggio del 2 settembre, la sfilata del Corteo Storico con la reliquia del cuore della Santa portato in processione; la sera del 3 settembre, il Trasporto della Macchina di Santa Rosa. Dalla Crocetta, il gruppo ha approfondito la storia di alcune fontane a fuso, dei leoni di piazza delle Erbe, della Bella Galiana, nei luoghi simbolo dove storia e leggenda si fondono in armonia. Attraverso via San Lorenzo, Giovanni Faperdue conduce il bel gruppo a piazza del Gesù ricordando l’omicidio del principe di Cornovaglia, commesso da Guido e Simone di Montfort nella chiesa di S. Silvestro, in piazza del Gesù; di quel clamoroso gesto ne rimane eterna memoria nel dodicesimo canto dell’Inferno dantesco, dove Guido viene rappresentato come l’emblema dell’efferatezza e della violenza sacrilega:

“Poco più oltre il centauro s’affisse
sovr’una gente che ‘nfino a la gola
parea che di quel bulicame uscisse.
Mostrocci un’ombra da lun canto sola,
dicendo: “Colui fesse in grembo a Dio
lo cor che ‘n su Tamici ancor sì cola”.

Il gruppo, guidato dell’illustre storico Faperdue, si è poi recato a piazza della Morte e infine nel quartiere medievale di San Pellegrino, fra racconti e curiosità, tra storia e poesia. Sì, perché Viterbo, nelle notti calde d’estate, quando il peperino, infuocato dal sole del giorno riposa, diventa poesia. Dopo il fragore del giorno e i suoi rumori, scende il silenzio e la pace della sera sulla nostra bella città, che deve essere conosciuta, amata e rispettata prima di tutto dai viterbesi. Per apprezzarne tutta la bellezza, bisogna conoscere la sua storia, ma il modo migliore di farlo, oltre a leggere libri, è viverla insieme. Grazie a Giulio Febbraro e a Giovanni Faperdue per aver offerto questa opportunità.

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