Patentino vaccinale per entrare in palestra, Giannini (Lega): “Anticostituzionale e discriminatorio”

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Il consigliere regionale leghista Daniele Giannini

“Mentre l’Unione europea si mostra scettica sul cosiddetto ‘patentino vaccinale’ perché non rispetterebbe né la privacy né la libertà individuale, Zingaretti e D’Amato, nella nostra Regione, hanno già individuato una data presunta; metà febbraio. Il tutto, ovviamente, senza che Parlamento e Governo abbiano ancora deciso limiti e prerogative del nuovo certificato. Da quando, nel nostro Paese e nella nostra Regione, fare il vaccino anti Covid è diventato obbligatorio?”. Lo afferma Daniele Giannini, consigliere regionale della Lega, che aggiunge: “L’assessore D’Amato, anziché terrorizzare le persone prospettandogli l’idea di non poter accedere nemmeno dentro una palestra pubblica o privata senza prima aver esibito il ‘patentino’, si preoccupi in primis di tutelare tutti quei cittadini considerati oggi a rischio per patologie ed età e di limitarsi alle sue reali competenze. Se, a oggi – prosegue l’esponente leghista – è stato vaccinato solo l’uno per cento della popolazione laziale, come si può proibire a un giovane l’attività sportiva, ludica o ricreativa, per almeno un anno (tanto sarà il tempo di attesa per gli under 30 prima di potersi vaccinare) se ci fosse l’obbligo di esibire il certificato vaccinale? Zingaretti e D’Amato mettano da parte al più presto trovate anticostituzionali e discriminatorie e pensino piuttosto alla sanità laziale completamente allo sfascio. A oggi, l’unico patentino reale e riconosciuto dai sei milioni di abitanti di questa Regione, spetta proprio a loro due per l’incapacità con la quale hanno gestito fino a oggi questa pandemia”.

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