Patentino vaccinale: “Si introducano premi per le aziende che vaccinano i dipendenti”

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Una “carta di circolazione” per i vaccinati in arrivo da metà febbraio.

Nel Lazio si profila concretamente l’ipotesi del patentino per coloro che si sono sottoposti al vaccino ed il funzionamento di questo  “passaporto di immunità, nelle intenzioni, dovrebbe essere proprio quello di agevolare gli spostamenti ed i viaggi anche al di fuori della propria regione di appartenenza.

Ad annunciarlo lo stesso assessore alla Sanità della Regione Lazio Ricorrendo ad una metafora, l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, ha paragonato il patentino vaccinale alla cuffia per le piscine diventata obbligatoria, pena l’esclusione dall’accesso alle vasche pubbliche ma anche private.

«Noi da febbraio daremo il certificato vaccinale, dopo la seconda dose, che sarà scaricabile sull’anagrafe vaccinale con accesso attraverso Spid.  Sarà una modalità per dichiarare che si è fatta la vaccinazione, qualora sia necessario. Questa modalità varrà per tutti, non solo per gli “over 80”. Poi sarà il Governo o il Parlamento a decidere se con questo certificato puoi andare al cinema o a teatro».

Una proposta rilanciata anche da Maurizio Casasco, presidente della Confapi (Confederazione italiana della piccola e media industria privata), intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus sulla proposta di programmare e attuare, di intesa coi medici del lavoro, la vaccinazione in azienda, con meccanismi premianti dal punto di vista fiscale e contributivo per le aziende stesse.

“La nostra proposta vuole rispettare i criteri della concretezza, ma soprattutto è un esempio importante di come progettare il futuro –ha affermato Casasco-. Salute e sicurezza vanno di pari passo.

Nel momento in cui arriveranno vaccini come quello di Astrazeneca, che non hanno bisogno di refrigerazione, è evidente che il vaccino potrà essere somministrato al pari dei vaccini anti-influenzali. Questo vuol dire che gli imprenditori, specialmente della piccola-media industria che svolgono anche un ruolo sociale all’interno del territorio, avranno un’azienda che quando sarà vaccinata al 90-95% potrà garantire la salute e l’attività produttiva ai futuri clienti. Potranno quindi rispettare gli ordini, i termini di consegna e quant’altro, i dipendenti, con un patentino di vaccinazione, potranno muoversi senza problemi all’interno delle regioni e anche all’estero.

Gli imprenditori lo farebbero a prescindere, ma è evidente che un incentivo di premialità credo che possa essere dato, vincerebbero anche quelle preclusioni sul vaccino che qualcuno ancora ha. Mi fa molto piacere che la Regione Lombardia abbiano fatto un comunicato congiunto favorendo l’attività e la promozione della vaccinazione in azienda attraverso i medici del lavoro.

Non si può perdere un mese e mezzo a discutere di stabilità del governo anziché organizzare una campagna per la salute e la sicurezza del Paese. La realtà dimensionale della piccola media industria privata ha un rapporto diretto con i dipendenti, la Confapi può svolgere un ruolo importante a livello del sistema imprenditoriale. E i medici del lavoro possono essere essi stessi promotori di questa attività.

Se la pandemia dovesse peggiorare io credo che si dovrebbe pensare all’obbligatorietà del vaccino, come è già accaduto in passato”.

 

 

 

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