Pedofilo seriale, il difensore critica le indagini: “Bambine condizionate e uso improprio delle telecamere”

Samuele De Santis prende spunto dall’inchiesta (depotenziata) dell’orco violentatore di minori, ed entra nel tecnico: “Basta con la prassi non garantista delle ricognizioni fotografiche”

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In alto a sinistra la procura (il capo Paolo Auriemma e la pm titolare del caso pedofilia, Chiara Capezzuto), in basso l'avvocato Samuele De Santis, difensore dell'indagato, e la conferenza dell'1 giugno in questura dell'arresto del pakistano (ora messo in libertà con obbligo di firma)

“È arrivato il momento di finirla con le ricognizioni fotografiche atipiche. Il riconoscimento all’americana dal vivo dell’indagato (insieme ad altri soggetti simili) va fatto il prima possibile come atto di garanzia, anche se questo può limitare la segretezza delle indagini”. Chi parla è Samuele De Santis, l’avvocato difensore del pachistano accusato di essere il pedofilo che ha violentato (o tentato di farlo) quattro bambine a Viterbo, nel maggio scorso. Ventinovenne bracciante agricolo che l’altro ieri è stato scarcerato dopo che nel riconoscimento in forma protetta del giorno prima, le quattro presunte vittime non lo avevano riconosciuto (in tutto o in parte).

 

Samuele De Santis, avvocato dell’indagato per violenza sessuale su minori, scarcerato venerdì dopo l’incidente probatorio favorevole alla difesa

Subito i legali difensori d’ufficio (oltre a De Santis c’è anche Marina Bernini, sempre del foro di Viterbo) dissero che “per noi l’incidente probatorio è vinto: ora aspettiamo che il nostro assistito sia fatto uscire e che la procura ne prenda atto, chiudendo il procedimento con l’archiviazione del caso”.

E ora, De Santis ritorna sull’argomento, ampliando però il suo spettro d’analisi. Generalizzando ed entrando nel tecnico. “Deve finire questo mostro giuridico inesistente nel codice di procedura penale – commenta De Santis -, nato nella prassi da una pratica poco garantista delle ricognizioni fotografiche atipiche. Deve finire ora che finalmente un caso di cronaca giudiziaria detta la via. Sì, perché da subito vedendo i video del riconoscimento fotografico effettuato dalla questura (si premette l’assoluta buona fede dei poliziotti operanti, che sono esperti e lavoratori indefessi), appariva evidente la fragilità e la carica di suggestione nei confronti delle piccole. Non è questo e non deve essere più questo il modo di far riconoscere i presunti abusanti”.

Insomma, l’avvocato De Santis entra nella discussione sull’eterno dilemma tra garanzie per gli inquisiti, da un lato, e incisività dell’azione penale della magistratura e della polizia giudiziaria, dall’altro. Lo fa prendendo spunto da un caso specifico. Che per lui può, e deve, fare scuola: “Questa è la via per non mettere più alcun innocente in carcere (il pachistano c’è stato quasi due mesi, ndr). E credo che ne valga davvero la pena”.

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