Pedofilo seriale: pakistano in libertà. Riparte la “caccia”, ma le indagini annaspano

La scarcerazione dopo che le bambine non lo hanno riconosciuto. I difensori del 29enne chiedono la chiusura delle indagini: se non è lui, in libertà c’è un violentatore di minorenni

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Immagini dalla telecamera pubblica in piazza San Faustino: un uomo segue una minorenne

L’orco è a spasso. Libero di molestare e violentare altre bambine. Eh sì, dopo che il riconoscimento all’americana (tre uomini che si somigliano tra cui l’indagato) delle quattro minori di origine straniera è andato a vuoto, il 29enne pakistano accusato di violenza sessuale è uscito dal carcere (gli rimane l’obbligo di firma).

Marina Bernini e Samuele De Santis, avvocati difensori del 29enne pakistano scarcerato ieri pomeriggio e obbligato a firmare in questura

A Mammagialla c’era finito la mattina dell’1 giugno scorso, quando in una conferenza stampa in pompa magna in questura, il capo della mobile raccontò delle denunce e delle indagini che portarono a individuare un bracciante agricolo di origini pachistane, regolare e residente a Viterbo. Per gli inquirenti era stato lui a tentare di avere rapporti sessuali con bambine tra i 10 e i 13 anni. A supporto delle denunce dei genitori delle minorenni (i fatti sono circoscritti al maggio scorso), i poliziotti hanno potuto usare le telecamere pubbliche di piazza San Faustino e di una tabaccheria non lontano dai luoghi dei presunti misfatti.

Fin da subito i legali difensori dell’inquisito hanno tuonato che il loro assistito è innocente. Parole di pragmatica che però dopo l’incidente probatorio di giovedì mattina – quattro ore di interrogatorio in forma protetta delle quattro bambine davanti al gip Francesco Rigato – prendono sostanza: “Abbiamo vinto l’incidente probatorio”, avevano affermato a caldo al termine del riconoscimento gli avvocati del 29enne indagato, Marina Bernini e Samuele De Santis.

I quali ieri, subito dopo la firma della scarcerazione da parte del giudice, hanno ribadito: “L’ordinanza di liberazione è una pietra tombale sull’indagine. A questo punto ci aspettiamo che la procura richieda l’archiviazione del procedimento nei confronti del nostro assistito; pochi gli avrebbero creduto, in questo sta il centro del diritto di difesa e della dignità di essere avvocati, anche d’ufficio”.

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