La battaglia contro il virus non è vinta

Per battere il Covid occorre ancora uno sforzo: attenzione e prudenza nei confronti delle varianti, la D soprattutto, che vanno attentamente tracciate

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Ancora un po’ di attenzione, di responsabilità, di saggezza. Non tirare i remi in barca, non considerare la sfida con il terribile virus cinese chiusa e archiviata. È vero.

Il direttore Giovanni Masotti

Tutti gli indicatori del Covid sono lusinghieri, la campagna vaccinale – dopo qualche difficoltà e ritardo all’ inizio – è stata decisiva per sferrare un poderoso colpo al Coronavirus. A oggi più di 53 milioni di italiani hanno ricevuto almeno una dose. I reparti destinati ai pazienti Covid si sono andati spopolando, così come le terapie intensive, e il tasso di infettivita’ è sempre più basso. Il quadro della situazione epidemiologica sarebbe completamente positivo, se – da un paio di settimane a questa parte – non fossero emerse nuove pericolose varianti: la D, soprattutto, quella che – ieri sera – ha impedito ad alcune migliaia di tifosi inglesi di salire gli spalti dell’ Olimpico per il quarto di finale con l’ Ucraina. Non esistono dunque alternative: rispettare le regole tuttora vigenti, seppure ciò provochi un notevole e comprensibile fastidio, oltre che seguire l’ andamento del virus affrettandosi a vaccinarsi se non lo si è ancora fatto. La battaglia è a un passo dall’ essere vinta, ma non si può abbassare la guardia proprio adesso. Attenzione all’ impatto del mutevole e subdolo virus, pronti alle contromisure e tanta tanta cautela. Sappiamo bene che non se ne può più, ma facciamo l’ ultimo sforzo,  quello che ci deve portare alla vittoria finale contro il Covid. Coraggio e ottimismo, sì, ma abbinati alla prudenza. Non si capisce, ad esempio, l’ atteggiamento dei.medici “no vax”, che hanno voltato le spalle alla scienza e all’ evidenza e abbracciato una moderna forma di superstizione. Meno male che il fenomeno è piuttosto circoscritto e ha smesso di fare presa più di tanto sulla popolazione.

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