I sociologi nel Lazio se la passano piuttosto bene, perlomeno in ambito sanitario. Di sicuro quella in sociologia è la laurea più ambita, la trasformazione da Belcolle a Belcollege è vicina?

Per qualche sociologo in più

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L'ospedale di Belcolle

Di passepartout era assai pratico il più famoso dei ladri-gentiluomo: Arsenio Lupin, figlio letterario di Maurice Leblanc, intelligente, furbo, ironico, audace, eccellente nell’arte del furto.

La Sanitá laziale trova invece il suo passepartout naturale in un corso di laurea, quello in Sociologia, che deve in effetti aprire le porte di tesori inestimabili, tanto che il nostro Assessore alla Sanitá la consegue nel 2004 (107/110), dopo studi tecnici da geometra, per spiccare il volo verso traguardi di prestigio, occupandosi addirittura di “problematiche relative ad abusi sessuali nella missione ONUB”. Ebbene, ci sembra logico ritrovarlo sullo scranno più alto della Sanitá del Lazio, alla corte del mentore Zingaretti, consegnando alla periferia un messaggio, anzi una vera enciclica: laureatevi in Sociologia!

Detto e fatto: a Viterbo, nei nidi gestionali della ASL, ritroviamo ben due sociologhe, mentre il terzo, un uomo, è ormai in quiescenza. Due donne in carriera, due sociologhe alla guida di Unitá Operative Complesse e, diremo, con competenze specifiche che clamorosamente non sembrano derivare, visto e considerato il relativo piano di studi di facoltá, dal prestigioso titolo accademico conseguito: una alla Pianificazione e Programmazione Bilancio e Sistemi Informativi, l’altra agli Affari Generali, una delle record-girl (non Bond girl) circa gli obiettivi di budget annuali (quasi 27.000,00€ nel 2019).

Ovvio che ciascuno possa costruirsi una invidiabile preparazione alternativa in modo autonomo, anche se è estremamente complesso, e pericoloso, rappresentare oggi la PA in maniera esente da censure, penali, civili e contabili, se non si è periti del settore. Tanto è che qualche scivolone, come nella famosa trattativa ‘Prisma’, la dottoressa sociologa e Direttore degli Affari Generali lo ha fatto, ma ogni cosa a suo tempo.

Addirittura, e si giunge alla blasfemia gestionale pura, il sociologo da poco in pensione fu pure, brevemente, preposto alla Direzione del Personale, come dire:  pongo alla direzione dei lavori per riedificare l’ex ponte Morandi un onesto manovale di una dittucola locale. Insomma: Lupin viveva di rendita, alla Asl si vive di sociologi.

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