Perle della Tuscia: la Torre di Pasolini, scrigno di ideali e passioni

Il romanzo incompiuto, gli ultimi giorni di vita, le "scandalose" foto di Dino Pedriali: la Torre di Chia è una vera "Perla della Tuscia" che va salvaguardata in ogni modo

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Era il 1964. Pier Paolo Pasolini, contestatissimo scrittore e regista, stava sondando l’Italia (e non solo) per trovare i luoghi più adatti a divenire set cinematografici della sua creatura nascente Il Vangelo Secondo Matteo. Dopo aver rinunciato a utilizzare le location in cui realmente Gesù Cristo predicò (perché ritenute inadatte), e dopo aver scelto per alcune parti del film lo sfondo di Matera con i suoi sassi, si imbatté nell’incredibile caduta del Fosso Castello, nei pressi di Soriano nel Cimino, e ne rimase abbagliato; le Cascate di Chia lo spinsero a fermarsi lì, e lo convinsero di aver trovato un fiume Giordano più adatto del reale biblico a lui contemporaneo.

Fermo-immagine della scena del battesimo di Cristo dal film “Il Vangelo Secondo Matteo”, ambientata proprio a Chia nei pressi della Torre

Da quel momento l’autore dei discussi romanzi romani (Ragazzi di vita, Una vita violenta) si innamorò perdutamente della zona e della Tuscia in generale, amore che lo portò, dopo contorte e tormentate vicende burocratiche, ad acquistare la vicina Torre nel 1970.

Il Castello a cui la Torre appartiene, prima di Pasolini, era detto “di Colle Casale“. La prima testimonianza che possediamo a riguardo risale al 1260, e fa riferimento al feudatario di Chia, detto “Capello“, il quale, molto probabilmente, gestiva la struttura difensiva.
In seguito, nei periodi rinascimentali, subisce dei continui passaggi di proprietà tra famiglie nobili come gli Orsini, i Borghese e i Della Rovere.

Pasolini, innamoratosi dell’alone storico e misteriosamente suggestivo emanato dall’antica fortezza, decise pertanto di acquistarla e ristrutturarla, facendo costruire una residenza proprio a ridosso del rudere. Il vetro e il legno (oltre che un prato sul tetto al quale però dovette rinunciare per complicanze tecniche) dovevano, secondo il suo ideale estetico, coronare una simbiosi perfetta tra natura e modernità; non a caso, sempre nella Tuscia, giunse a criticare alcuni anni dopo i politici che, per speculare in edilizia, non considerarono questo punto di vista nell’ottica di nuove edificazioni.

Pasolini intento a scrivere “Petrolio” nella Torre di Chia. Dalla copertina del volume fotografico di Dino Pedriali

La Torre di Chia fu sede di momenti leggendari e particolarmente produttivi: Petrolio (o Vas), il suo più grande romanzo rimasto incompiuto, era stato (e avrebbe dovuto essere) scritto interamente lì, tra quelle mura antiche e all’interno dell’ariostesco “bosco di querce rosa” che tanto riusciva a stimolare passioni e mistiche nostalgie nell’inquieta anima del poeta.

Oltre a Petrolio, anche buona parte de La Nuova Gioventù, Lettere Luterane e Scritti Corsari, gli scritti dell’ultima parte della sua vita, quelli dei forti ideali anti-consumistici e delle continue dichiarazioni di guerra a gran parte del contesto socio-politico italiano.

La Torre, meta preferita in assoluto dell’autore come confermato più volte dalla nipote Maria Grazia Chiarcossi e dall’amico Ninetto, fu peraltro cornice di un momento che ancora oggi detiene in sé un qualcosa di assolutamente leggendario, se si considera il modo in cui venne fatto e la vicinanza al tragico evento che portò alla morte dell’intellettuale bolognese: le “scandalose” foto scattategli da Dino Pedriali, completamente nudo.

Se ne lascia qualcuna alla fine dell’articolo. Si consideri che queste foto, secondo PPP, si sarebbero dovute inserire nel romanzo Petrolio. Proprio con la volontà (e “il piacere“) di scandalizzare!

Per parlare di Pasolini e la Torre di Chia occorrerebbe un intero saggio. La sua essenza di scrigno/forziere di memorie e nostalgie la rende ancora oggi uno strumento culturale potentissimo.

Purtroppo la vendita a privati avvenuta nel febbraio di questo anno non assicura che questo prezioso scrigno potrà di nuovo essere aperto dal grande pubblico. La speranza è che l’anima dell’acquirente abbia pietà dell’arte e della bellezza storica racchiuse tra quelle mura antiche, e conceda a noi tutti di poter vivere quelle profonde emozioni regalateci dall’anima ancora viva di un intellettuale profondo e potente come Pier Paolo Pasolini.

  • Da “Poeta delle Ceneri”, prima di acquistare la Torre:

Ebbene ti confiderò prima di lasciarti che io vorrei / essere scrittore di
musica, vivere con degli strumenti / dentro la torre di Viterbo che non
riesco a comprare, / nel paesaggio più bello del mondo, dove l’Ariosto
/ sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con / tanta innocenza
di querce, colli, acque e botri, e lì / comporre musica l’unica azione
espressiva forse, / alta, e indefinibile come le azioni della realtà.

  • Alcuni dei leggendari scatti di Dino Pedriali (CLICCA PER INGRANDIRE):
  • Come raggiungere la torre:

3926024640 – Maggiori informazioni

https://goo.gl/maps/itXtp7FfGQdLre9h6

La torre non è accessibile all’interno. Per entrare, bisogna avere un accordo con il nuovo proprietario. Si può raggiungere solo esternamente, magari quando si vanno a visitare le spettacolari Cascate di Chia.

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