Perle della Tuscia: la “Volta Celeste” nella Sala del Mappamondo al Palazzo Farnese

Un'opera in grado di far smarrire chiunque vi si imbatta dinnanzi, inserita in un contesto architettonico altrettanto fuori dal comune

239

Per amor di completezza, dopo aver affrontato a fondo già, in questa rubrica, la questione della meravigliosa Sala del Mappamondo in riferimento all’opera principale, non potevamo non tornare a soffermarci sulla “Volta Celeste” che accompagna questa perla artistica della nostra amata Tuscia. Tutti conoscono il meraviglioso Palazzo Farnese di Caprarola e la sua predominanza estetica sul paese in cui sorge, molti meno ne conoscono l’importanza storica e artistica inclusa in questi incredibili dettagli. La rilevanza al quale si fa riferimento non è circoscritta alla sola Tuscia e non parte da un postulato di carattere unicamente provinciale, ma è confermata ed esaltata dai numerosi studi, anche di carattere internazionale, svolti nei suddetti siti. Non si faticherà, infatti, a trovare molti documenti, lavori e progetti inerenti sul web.

La prima discussione e dunque il primo tema da affrontare è certamente quello della creazione della Volta: dopo vari approfondimenti degli esperti in materia si è arrivati alla conclusione che la decorazione della Sala del Mappamondo si collochi tra il novembre 1573 e il dicembre 1575; il soffitto, con la sua meravigliosa eterogeneità, dev’essere stato dipinto da un autore di cui ancora oggi non si ha totale certezza: ci sono solo delle ipotesi, comunque molto plausibili, come per esempio Giovanni de’ Vecchi e Giovanni Antonio da Varese.
Il palazzo, si ricorda, fu progettato dal noto architetto Jacopo Barozzi da Vignola, autore di un vero e proprio miracolo artistico.

Tra le pareti della camera risalta il planisfero di cui si è fatto riferimento all’inizio dell’articolo. Nella variegata Volta Celeste della Sala, in alto, appaiono zodiaco e costellazioni dell’emisfero boreale durante il solstizio d’inverno; ci sono figure mitologiche associate, appunto, allo zodiaco e alle cinquanta costellazioni già note all’epoca di creazione, oltre a topos mitologici ben noti come la grande nave di Argo e l’ara di Zeus.
La rappresentazione ha, incredibilmente, anche un riscontro a livello astronomico: le stelle sono accuratamente posizionate in relazione alle linee che compaiono in bella vista e che rappresentano la proiezione in piano delle coordinate celesti. Questa particolare peculiarità ci permette di renderci conto di quanto fu dispendiosa la creazione dell’opera: certamente per ottenere un risultato del genere non bastavano le conoscenze di un pittore, e dunque esso fu aiutato di sicuro da ulteriori figure, esperte di astronomia, in particolare dell’astronomia facente capo al catalogo di Claudio Tolomeo, astronomo alessandrino. Ovviamente, quest’ultima, mescolata poeticamente all’astrologia.

Conviene concludere rimandando allo studio di Paolo Colona che riporta un’immagine capace di dare un’idea molto precisa della divisione strutturale dell’opera pittorica:

Da https://www.uai.it/archeoastronomia/il-meraviglioso-cielo-affrescato-nel-palazzo-farnese-di-caprarola-vt/

La visita è a pagamento ed è consigliata a qualunque tipologia di visitatore.

Un video sul luogo che permette di godere dei dettagli dell’opera:

Come raggiungere il luogo:

https://goo.gl/maps/gKELEAu2iHrqSxVY7

Piazza Farnese, 1, 01032 Caprarola VT

— ENTRATA A PAGAMENTO —

https://www.caprarola.com/palazzo-farnese.html

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui