Perle della Tuscia: l’inconfondibile Acquedotto delle Arcatelle, tra Tarquinia e Monte Romano

Seppure in uno stato di manutenzione non eccezionale, rimane una perla d'inestimabile valore, riconducibile a un periodo storico diverso da quello che si potrebbe immaginare

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E’ facile rimanerci male quando si scopre la vera storia dell’Acquedotto delle Arcatelle, ben noto a tutti gli abitanti della provincia di Viterbo. Infatti, sebbene lo stato e la forma rimandino a tempi antichi come romani ed etruschi, la sua collocazione cronologica è tutt’altra.
Non etrusco e tantomeno romano, bensì pontificio, e addirittura settecentesco. No, non del 700 d.C., ma di un millennio più tardi!

Il cartello sul luogo, infatti, ne dà notizie ancor più precise. Lo fa risalire al 1709 – 1714 ovvero all’epoca, come già anticipato, dello Stato Pontificio. Da esso ricaviamo anche i nomi degli autori della meravigliosa opera architettonica: l’architetto Filippo Leti (1680 – 1711) e l’architetto Filippo Barigioni (1672 – 1753, lo stesso che realizzò l’acquedotto di Nepi). Realizzarono la costruzione proprio su basi antiche, “come facevano i romani”.

Sito nelle campagne tra Monte Romano e Tarquinia, se ne conservano molte parti, in stato tuttavia alquanto abbandonato. Doveva essere di almeno 12 km. Portava l’acqua potabile dai colli di Santo Spirito alla fontana di fronte al palazzo comunale, in piazza Giacomo Matteotti.

Un video sul luogo:

Posizione indicativa:

https://goo.gl/maps/wbj8s4m3wpHnF5a3A

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