Perle della Tuscia: l’isola Bisentina sul Lago di Bolsena, storica e leggendaria

L'isola ha una storia fittissima ed è anche protagonista di una leggenda sul Regno di Agarthi

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Quello che di interessante si può scorgere quando vengono trattati luoghi ben noti a tutti, sta nella parte meno famosa e assolutamente sconosciuta a chi, pur vivendo nella Tuscia, non vive proprio nei luoghi adiacenti alla meta trattata. Oggi infatti parleremo della celebre (non potrebbe essere altrimenti, se non per un viterbese che non ha mai visitato il lago di Bolsena!) isola Bisentina, un’isola pervasa di storia e leggenda. Ma andiamo per gradi.

Appartiene dal 2017 alla Fondazione Rovati, ed è disabitata. Componente del territorio del Comune di Capodimonte, è la maggiore delle due isole del Lago di Bolsena, e prende il nome da Bisenzio, città antica posta nelle immediate vicinanze che ne tenne il controllo per anni. Tuttavia non fu questa l’unica egemonia di popoli sul territorio, anzi: il passaggio di consegne parte da molto prima, addirittura da metà millennio avanti Cristo, cominciando (per quanto ne sappiamo, ma potrebbe essere stata abitata ancora prima!) con il dominio etrusco, per passare al romano e finire poi per essere contesa nei secoli dalle più svariate fazioni, tra le quali gli stessi abitanti stanziati sulle varie riviere del lago. Fondamentale fu la lunga egemonia dello Stato della Chiesa e, nei tempi più recenti, quella della principessa Beatrice Spada e della famiglia Del Drago, una famiglia viterbese dall’antica tradizione nobiliare.

L’incidenza del periodo clericale si intuisce immediatamente: il perimetro dell’isola è puntellato da sette chiesette (erette sulla scia delle 7 del pellegrinaggio romano) fatte costruire dall’Ordine dei Frati Minori, le quali in certi periodi della storia resero perfino l’isola meta stessa di pellegrinaggio religioso. Ma, entrando più nel dettaglio, viene confermata anche dalla presenza di un orribile “carcere a vita” scavato nel sottosuolo attraverso un pozzo alto circa 30 metri, il quale, citato peraltro da Dante Alighieri nel Canto IX del Paradiso, fungeva da condanna per i religiosi rei di gravissimi delitti; questo cunicolo veniva chiamato (come confermato dai versi del Poeta Esule) “Malta dei Papi“.

Sul posto sono presenti anche alberi secolari, una vegetazione caratteristica e degli splendidi giardini in stile italiano, dominati dall’alto del Monte Tabor, sulla punta dell’isola.

Protagonista anche di molte trasmissioni televisive (tra i quali un film con Carlo Verdone regista) è stata al centro del dibattito culturale anche per la leggenda che la pervade a riguardo del regno di Agarthi: secondo il mito, infatti, proprio in questo territorio si troverebbe il passaggio per tale regno leggendario, un regno vissuto da civiltà superiori e vicine alla perfezione dell’essere.

Raggiungere l’isola non è semplicissimo: noleggiando un mezzo d’acqua può essere costeggiata senza avvicinarsi troppo (500 metri di distanza minimo) o si può prendere un traghetto organizzato come avviene al Porto di Capodimonte, tenendo anche conto della possibilità di godere dell’acqua cristallina che si trova ai suoi piedi; e comunque per una vera e propria visita si consiglia di far riferimento ad associazioni specializzate, o direttamente alla Fondazione Rovati, meritevole di aver già ri-aperto l’accesso all’isola nel 2018 dopo ben 15 anni di stop.

Un video sul luogo di Alberto Cassanelli:

Coordinate geografiche dell’isola:

42° 34′ 55.22″ N, 11° 54′ 23.98″ E

 

 

 

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