PERSONAGGI E TRADIZIONI DELLA TUSCIA – IL BRACONE E LA SCARSELLA

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Due nomi curiosi per due dolci viterbesi: il bracone e la scarsella. Oggi, di dolci pasquali ce ne sono tanti, ma non è stato sempre così. In passato i dolci erano pochi, probabilmente molto più genuini e semplici.

Per Pasqua nelle famiglie viterbesi nonne e mamme si cimentavano in preparazioni artistiche molto particolari.
La Scarsella, ovvero un dolce (non troppo dolce in realtà) che ricordava una tasca, o una borsa con il manico, mentre il Bracone, un simpatico omino nato dalla fantasia dei più grandi ma destinato ai più piccoli. Questi dolci si preparavano, di solito, con l’impasto che era avanzato dalle pizze di Pasqua ed era destinato al giorno di Pasquetta, si poteva infatti portare comodamente come spuntino per la scampagnata.

C’era un elemento che caratterizzava e rendeva riconoscibili questi dolci: al centro veniva posizionato un uovo che, in fase di cottura, diventava sodo, ed andava così ad accompagnare ed arricchire lo spuntino. L’uovo veniva ricoperto da strisce sottili di pasta, come a volergli creare un nido, un luogo sicuro dove restare fermo e cuocersi.

I dolci di Pasqua tempo fa si preparavano tutti in casa e non potevano mancare scarsella e bracone. A Pasquetta poi si andava in campagna a “rompere la scarsella”. A Viterbo questo detto ha anche un significato allusivo.

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